L’Iran ha annunciato che nei prossimi giorni designerà una nuova zona marittima ristretta nel Golfo e presenterà un nuovo corridoio di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. L’annuncio è stato attribuito da Reuters a Mohsen Rezaei, alto responsabile della sicurezza iraniana. Al 7 settembre non sono stati pubblicati una carta nautica, coordinate definitive o una data di entrata in vigore.
Secondo Rezaei, l’area dovrebbe iniziare in corrispondenza del blocco navale statunitense denunciato da Teheran ed estendersi in parti del Golfo. Ha inoltre affermato che le navi entrate nella zona sarebbero inserite in una lista sanzionatoria iraniana. Si tratta per ora della posizione annunciata dall’Iran: senza un atto operativo dettagliato non è possibile stabilire quali rotte o bandiere sarebbero interessate.
Il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf ha affiancato all’annuncio un avvertimento: nuovi attacchi contro asset iraniani potrebbero ricevere una risposta contro infrastrutture energetiche statunitensi nella regione. La frase aumenta il rischio percepito, ma non prova che siano stati scelti bersagli né che un attacco sia imminente.
Il dato utile per misurare la tensione è il traffico. Kpler ha calcolato una media di dieci navi merci al giorno attraverso lo Stretto negli ultimi dieci giorni, il livello più basso da maggio. Prima del conflitto da quel passaggio transitava circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto: una restrizione effettiva può quindi incidere su assicurazioni, rotte e prezzi anche prima di bloccare fisicamente una nave.
Il governo britannico ha indicato la riapertura dello Stretto come priorità nei contatti con Washington. I prossimi elementi verificabili saranno la pubblicazione del perimetro, le istruzioni alle navi, la reazione dell’Organizzazione marittima internazionale e l’andamento effettivo dei transiti.
Una zona ristretta annunciata unilateralmente non produce automaticamente gli stessi effetti di un’area riconosciuta dalla navigazione internazionale. Per diventare operativa deve essere tradotta in coordinate, orari, categorie di navi interessate e istruzioni diffuse ai comandanti. Senza questi dati, armatori e assicuratori possono soltanto aumentare la prudenza o sospendere rotte per scelta commerciale.
Il nuovo corridoio promesso da Teheran è un elemento separato dalla zona soggetta a restrizioni. Un corridoio dovrebbe indicare dove e a quali condizioni sia possibile transitare; la zona stabilirebbe invece dove l’Iran intende limitare o sanzionare il passaggio. Reuters riferisce entrambe le intenzioni, ma al momento non esiste materiale sufficiente per valutarne compatibilità e sicurezza.
La media di dieci transiti merci giornalieri riguarda un periodo mobile di dieci giorni e una specifica categoria di naviglio osservata da Kpler. Non rappresenta ogni imbarcazione presente nello Stretto e non misura da sola i volumi di petrolio trasportati: una grande petroliera e una nave più piccola contano entrambe come singolo transito. È però un indicatore rapido della riduzione dell’attività commerciale.
Anche l’avvertimento sulle infrastrutture energetiche deve essere attribuito, non trasformato in previsione. Qalibaf ha descritto impianti e interessi statunitensi come esposti in caso di nuovi attacchi; non ha fornito un elenco operativo verificabile. Finché non emergono atti concreti, il fatto giornalistico è l’inasprimento della comunicazione iraniana e il possibile effetto sulla gestione del rischio marittimo.
