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Iran-USA, nuova escalation tra Giordania e Stretto di Hormuz

Teheran ha lanciato missili contro una base statunitense in Giordania e rivendicato attacchi a navi vicino a Hormuz. Le autorità giordane e USA non segnalano vittime.

9 settembre 2026 · Stretto di Hormuz · 4 min di lettura

A cura della · Come lavoriamo

Petroliere nello Stretto di Hormuz sorvegliate a distanza da unità navali, scena editoriale fotorealistica generata con IA
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
10 navigli obiettivi rivendicati dall’Iran
0 vittimesecondo Giordania e Stati Uniti
~100 $la soglia avvicinata dal Brent

L’Iran ha intensificato il confronto con gli Stati Uniti lanciando missili contro la base militare di Al Azraq, in Giordania, e rivendicando attacchi contro dieci navi nell’area dello Stretto di Hormuz. Due delle unità indicate sarebbero statunitensi. Le autorità giordane e americane hanno riferito che gran parte dei missili è stata intercettata e che non risultano vittime. Le valutazioni sui danni restano divergenti: Teheran parla di effetti rilevanti, mentre le comunicazioni di Giordania e Stati Uniti ridimensionano l’impatto.

Gli attacchi seguono la distruzione, da parte statunitense, di cinque petroliere iraniane. Washington ha presentato l’operazione come risposta alle azioni iraniane contro il traffico marittimo e una nave militare americana. In un conflitto in corso, le rivendicazioni delle parti non costituiscono da sole una verifica indipendente: numero degli obiettivi colpiti, danni e responsabilità devono essere attribuiti alla fonte finché immagini, registri navali o riscontri di terzi non li confermano.

Lo Stretto di Hormuz è decisivo perché collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e all’Oceano Indiano. È un passaggio stretto attraverso il quale transita una parte molto rilevante del petrolio e del gas naturale liquefatto esportati dai produttori del Golfo. Il rischio economico non dipende soltanto da una chiusura totale: ritardi, premi assicurativi più elevati, deviazioni, minore disponibilità di equipaggi e timori per le infrastrutture possono aumentare i costi anche quando le navi continuano a passare.

Il Brent si è avvicinato ai 100 dollari al barile dopo quattro sedute di rialzo, mentre il greggio statunitense ha superato i 94 dollari. Questi prezzi non misurano soltanto la quantità di petrolio fisicamente mancante; incorporano anche un premio per il rischio che le forniture future vengano interrotte. Se la tensione diminuisce senza danni duraturi agli impianti e alle rotte, una parte del rialzo può rientrare. Se gli attacchi si estendono, la pressione può invece trasferirsi a carburanti, trasporti e inflazione.

L’escalation coinvolge anche alleati regionali degli Stati Uniti. Forze Houthi sostenute dall’Iran hanno colpito città e infrastrutture saudite, aumentando il timore che il confronto si allarghi oltre il territorio iraniano. La cooperazione fra gruppi armati non implica però che ogni singola operazione sia diretta in tempo reale da Teheran: catene di comando, assistenza tecnica e autonomia locale vanno distinte quando le prove disponibili non consentono conclusioni più precise.

Per i Paesi importatori, Italia compresa, il primo effetto passa dai prezzi internazionali e dal cambio euro-dollaro. Il costo alla pompa non replica in modo immediato e proporzionale il movimento del Brent: comprende raffinazione, logistica, biocarburanti, accise, IVA e politiche commerciali. Tuttavia una fase prolungata sopra i livelli precedenti può raggiungere gradualmente bollette, trasporto merci e prodotti che utilizzano molta energia.

Le alternative logistiche allo Stretto esistono ma hanno capacità limitata rispetto ai flussi complessivi del Golfo. Oleodotti verso il Mar Rosso o il Golfo di Oman possono ridurre una parte dell’esposizione, senza sostituire integralmente il traffico marittimo. Per questo mercati e governi osservano non solo gli attacchi, ma anche la continuità dei terminali, la disponibilità di scorte e le decisioni dei grandi produttori.

I dati da seguire nelle prossime ore sono gli avvisi ufficiali alla navigazione, le conferme sulle navi danneggiate, l’eventuale variazione dei transiti e le comunicazioni militari verificabili. Anche il prezzo del petrolio va letto insieme ai volumi scambiati e alla durata del movimento. Un picco intraday segnala paura; una riduzione persistente dell’offerta segnala invece un problema materiale per l’economia mondiale.

Fonti consultate

Redazione CurioMondo · Come lavoriamo
Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 9 settembre 2026, ore italiane.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.