Esperti indipendenti incaricati dal Consiglio ONU per i diritti umani hanno chiesto un'indagine sulla risposta delle autorità indiane alle proteste giovanili e studentesche di ottobre. Nel comunicato del 20 ottobre contestano l'uso eccessivo della forza, i divieti generalizzati di riunione e le interferenze nelle comunicazioni digitali. Sono richieste di accertamento, non conclusioni di un processo.
Le mobilitazioni riguardano soprattutto la revisione delle liste elettorali e le richieste di dimissioni del capo della Commissione elettorale, Gyanesh Kumar. Organizzazioni studentesche e opposizioni sostengono che le cancellazioni possano escludere elettori legittimi. La Commissione e il partito di governo respingono questa interpretazione e difendono la finalità di ripulire gli elenchi.
Secondo la posizione della Commissione riportata da Reuters, le verifiche servono a eliminare iscrizioni duplicate, persone decedute, trasferite o prive dei requisiti. Chi ritiene di essere stato escluso per errore può utilizzare i ricorsi previsti. Questa replica riguarda il procedimento elettorale e non risolve, da sola, le contestazioni sulle modalità con cui sono state gestite le manifestazioni.
Gli esperti ONU chiedono di interrompere eventuali abusi, rivedere i divieti indiscriminati e accertare le denunce relative al trattamento dei partecipanti. Richiamano anche la sorveglianza digitale e le interruzioni di Internet. Le accuse su singoli episodi richiedono identificazione degli autori, riscontri e possibilità di risposta; non vanno attribuite indistintamente a ogni agente impiegato.
Il governo indiano sostiene che le forze dell'ordine abbiano operato secondo la legge e ha ripetutamente considerato le critiche internazionali un'interferenza negli affari interni. Reuters riporta che l'ambasciata indiana a Washington non ha risposto alla sua richiesta di commento sul nuovo appello. Una mancata risposta a quella richiesta non equivale a un'ammissione.
Un documento congiunto pubblicato il 19 ottobre da Amnesty International, CIVICUS, Front Line Defenders e South Asians for Human Rights descrive restrizioni applicate prima e durante la protesta del 10 ottobre. Le organizzazioni denunciano persone intercettate durante il viaggio verso Delhi, giornalisti ostacolati e difficoltà nel contattare familiari o avvocati nei luoghi di detenzione.
Il documento segnala inoltre che il 13 ottobre Jantar Mantar è stato escluso dai luoghi destinati alle proteste, indicando sedi alternative più lontane. Gli attivisti contestano questo cambiamento perché altera l'accessibilità e la visibilità delle iniziative. La questione del luogo si aggiunge quindi a quella dell'uso della forza, senza coincidere con essa.
Le cifre diffuse sulle persone trattenute non hanno tutte lo stesso perimetro: alcune riguardano Delhi, altre interventi in più Stati e giorni diversi. Non possono essere sommate per ottenere un totale nazionale attendibile. Anche l'identificazione temporanea, l'arresto e la custodia disposta da un tribunale sono situazioni differenti che richiedono indicazioni precise.
L'appello internazionale unisce una richiesta immediata, consentire le manifestazioni pacifiche, a una verifica retrospettiva sulle possibili violazioni. Gli esperti operano con mandati indipendenti e non sono un tribunale né rappresentano una decisione collegiale di tutti gli Stati ONU. L'esito delle indagini richieste e delle contestazioni elettorali resta distinto dalle valutazioni già espresse nel comunicato.
