Economia

Imprese italiane cercano fino a 3,7 milioni di lavoratori entro il 2029

Le previsioni Excelsior indicano una domanda elevata, ma mancheranno ogni anno laureati STEM e giovani con formazione tecnico-professionale.

17 ottobre 2026 alle ore 08:37 · Milano · 3 min di lettura

A cura della Redazione CurioMondo

Immagine editoriale IA di giovani tecnici in un laboratorio industriale italiano.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
3,3–3,7 mlnfabbisogno 2025–2029
13.000laureati STEM mancanti ogni anno
12,4%imprese che usano IA

Tra il 2025 e il 2029 le imprese italiane avranno bisogno complessivamente di 3,3–3,7 milioni di lavoratori, secondo le previsioni del sistema informativo Excelsior richiamate da Unioncamere. La stima comprende sia nuovi posti sia sostituzioni di persone che lasciano il mercato del lavoro, quindi non misura soltanto crescita netta dell’occupazione.

Il problema principale è l’incontro tra profili richiesti e competenze disponibili. Ogni anno potrebbero mancare fino a 13.000 laureati nelle discipline STEM e fino a 40.000 giovani con formazione tecnico-professionale. Il divario interessa industria, servizi avanzati e attività che stanno integrando automazione, dati ed energia nei processi produttivi.

Per gli studenti, il dato non significa che ogni laurea scientifica garantisca un’assunzione immediata. Territorio, specializzazione, esperienza e capacità trasversali incidono sulla domanda reale. È però un segnale utile per scegliere corsi con laboratori, tirocini e rapporti verificabili con imprese, evitando percorsi proposti soltanto sulla base di slogan occupazionali.

Gli ITS Academy possono diventare un ponte importante per i profili tecnici, ma vanno valutati attraverso tassi di occupazione, coerenza tra studi e lavoro, qualità degli stage e aziende partner. Anche la formazione professionale regionale può offrire sbocchi rapidi se aggiornata sui macchinari e sugli standard effettivamente usati dalle imprese.

Unioncamere segnala che il 12,4% delle imprese italiane utilizza già strumenti di intelligenza artificiale. La percentuale non implica una sostituzione uniforme dei lavoratori: in molte attività l’IA cambia compiti, controlli e tempi. Cresce il valore di chi sa usare gli strumenti, verificare i risultati e assumersi responsabilità sulle decisioni.

Per chi è già occupato, la formazione permanente diventa una forma di tutela del reddito. Aggiornare competenze digitali, tecniche e organizzative può facilitare passaggi interni o cambi di settore. Prima di pagare un corso, conviene confrontare programma, docenti, esercitazioni, certificazioni riconosciute e domanda locale, senza affidarsi a promesse di stipendio garantito.

Le imprese, dal canto loro, non possono attribuire tutto il mismatch alla scuola. Offerte con salari bassi, orari poco prevedibili, sedi difficili da raggiungere o percorsi di carriera opachi restringono la platea. Investire in apprendistato, tutoraggio e formazione durante l’orario di lavoro può essere più efficace che cercare candidati già perfettamente pronti.

Il fabbisogno elevato è influenzato dall’invecchiamento della popolazione. Una parte consistente delle assunzioni servirà a sostituire chi va in pensione, con il rischio di perdere competenze non documentate. Affiancamenti programmati e trasferimento delle conoscenze possono ridurre costi, errori e fermate quando il personale esperto esce dall’azienda.

Per i lavoratori in transizione, la strategia migliore è partire dalle vacancy effettive della propria area e individuare le competenze ricorrenti. Un breve corso può bastare per colmare un requisito specifico; in altri casi serve una riqualificazione più lunga. Incrociare portali pubblici, camere di commercio e colloqui informativi riduce scelte basate su mode.

La previsione al 2029 non è un elenco di assunzioni già finanziate. È una stima che aiuta scuole, imprese e famiglie a pianificare. Il suo valore pratico sta nell’anticipare i divari: più l’orientamento avviene prima, più è possibile evitare posti scoperti da una parte e persone formate per opportunità insufficienti dall’altra.

Chi valuta un cambio di carriera può trasformare la stima nazionale in un piano personale: scegliere tre ruoli, raccogliere almeno venti annunci reali, annotare requisiti comuni e parlare con chi svolge già quel lavoro. È un controllo semplice che evita di investire tempo in competenze poco richieste localmente.

Fonti consultate

Redazione CurioMondo · Come lavoriamo
Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 17 ottobre 2026 alle ore 08:37.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.