Gli Houthi yemeniti hanno intensificato gli attacchi con missili e droni contro l’Arabia Saudita, colpendo anche l’area della base aerea di Khamis Mushait. Le autorità saudite hanno riferito tredici civili feriti. L’escalation arriva mentre diminuisce il traffico nelle principali rotte energetiche della regione.
La Protezione civile saudita ha successivamente dichiarato cessato il pericolo immediato in sei città, tra cui Gedda, Abha, Jazan, AlUla, Taif e Yanbu. L’allerta resta significativa perché Yanbu è il terminale sul Mar Rosso dell’oleodotto Est-Ovest, già danneggiato da un attacco separato.
Secondo Associated Press, la condotta potrebbe restare in gran parte fuori servizio per tre-cinque settimane. Prima del danno trasferiva tra 2,6 e 4 milioni di barili al giorno verso Yanbu. Il dato descrive la capacità sottratta al sistema, non una perdita automatica della stessa quantità di offerta mondiale.
Anche lo Stretto di Hormuz mostra un calo eccezionale. I dati Kpler citati da Reuters indicano quattro transiti di navi per materie prime lunedì, contro dieci il giorno precedente e una media prebellica di circa 125. Nel Bab el-Mandeb i passaggi giornalieri sono scesi da 28 a 21.
I due colli di bottiglia non sono intercambiabili. Hormuz collega i produttori del Golfo all’Oceano Indiano; Bab el-Mandeb apre la rotta dal Mar Rosso verso Suez. Se entrambi diventano meno accessibili, le navi devono attendere, cambiare percorso o sostenere costi assicurativi più elevati.
La nuova pressione militare si sovrappone all’avanzata Houthi sulle isole Hanish e lungo la costa occidentale dello Yemen, già raccontata da CurioMondo. Lo sviluppo del 15 settembre è diverso: riguarda gli attacchi diretti sul territorio saudita e l’effetto simultaneo sulla sicurezza di porti, oleodotti e navigazione.
Le responsabilità dei singoli episodi restano da distinguere. Riad attribuisce agli Houthi gli attacchi contro città e infrastrutture, mentre il danno all’oleodotto è stato ricondotto ad altre milizie sostenute dall’Iran. Le accuse militari non costituiscono da sole una verifica indipendente dell’origine di ogni vettore.
Nelle prossime ore contano tre elementi: la riapertura effettiva dell’oleodotto, il numero reale di transiti negli stretti e l’eventuale ripresa dei colloqui tra Iran e Stati del Golfo. Finché questi dati non migliorano, il mercato continuerà a incorporare un rischio elevato sulle forniture.
