Il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz ha mostrato un piccolo recupero, ma resta molto lontano dai livelli normali. Secondo i dati Kpler citati da Reuters, mercoledì sono transitate dieci navi per materie prime, contro otto il giorno precedente e una media mobile a dieci giorni di quindici.
Il dato non equivale a una riapertura dello Stretto. Le compagnie continuano a valutare rischio operativo, assicurazioni, disponibilità degli equipaggi e condizioni di sicurezza prima di autorizzare un passaggio.
Una cosa utile da sapere: i conteggi basati sui transponder AIS possono sottostimare il traffico quando alcune navi spengono o limitano la trasmissione. Per questo i numeri vanno letti come indicatore, non come censimento perfetto.
I colloqui tra Iran e Oman sulla gestione dello Stretto e sulla ripartizione dei ricavi non hanno ancora prodotto un accordo finale pienamente operativo. Anche le relazioni tra Washington e Teheran restano tese.
La rotta è cruciale per petrolio, prodotti raffinati e gas naturale liquefatto. Una riduzione prolungata dei passaggi spinge armatori e compratori a cercare scorte alternative e aumenta i costi di trasporto e assicurazione.
Il lieve aumento dei transiti è quindi un segnale da seguire, non la fine della crisi. La normalizzazione richiederebbe un recupero stabile dei flussi e un quadro di sicurezza riconosciuto dagli operatori internazionali.
