La portacontainer GFS Pride è affondata dopo danni e un incendio mentre attraversava lo Stretto di Hormuz. L’autorità marittima di Singapore ha comunicato il 14 ottobre che tutti i 21 membri dell’equipaggio sono stati evacuati e che non sono stati segnalati feriti.
Lo stesso comunicato riferisce un secondo episodio: la GFS Giselle ha riportato danni allo scafo, ma ha raggiunto autonomamente un ancoraggio sicuro. I suoi 22 marinai sono al sicuro, senza feriti segnalati.
Le due navi, entrambe registrate a Singapore, sarebbero state colpite da proiettili non identificati rispettivamente il 13 e il 14 ottobre, secondo il calendario locale di Singapore. Il comunicato non identifica l’arma né attribuisce direttamente la responsabilità degli attacchi.
Reuters riferisce anche l’affondamento della Cape Dao, una nave per carichi secchi già colpita il 23 settembre. Si tratta quindi di una vicenda distinta: la data della perdita della nave non coincide necessariamente con quella dell’attacco.
Per le due portacontainer segnalate da Singapore, 43 persone risultano complessivamente al sicuro. La GFS Giselle non è fra le navi affondate: i danni e l’arrivo in un’area protetta sono gli esiti comunicati dall’autorità.
Gli episodi interessano una rotta fondamentale per le forniture energetiche. Il peggioramento della sicurezza marittima aggiunge rischi al trasporto delle merci, senza consentire di ricavare dal solo numero delle navi colpite una variazione precisa dei prezzi italiani dei carburanti.
