La guerra degli Stati Uniti contro l’Iran è costata al Dipartimento della Difesa circa 38 miliardi di dollari fino al 1° agosto 2026. La stima è stata pubblicata il 15 settembre dal Congressional Budget Office, l’ufficio apartitico del Congresso che analizza spese e conseguenze economiche delle decisioni federali.
Il conto comprende munizioni impiegate, mezzi perduti, più ore di volo, operazioni e maggiori consumi di carburante. Il CBO attribuisce 21,7 miliardi alla sostituzione degli armamenti: 7,3 miliardi per missili da crociera, 13,1 miliardi per intercettori e 1,2 miliardi per altre munizioni.
Altri 10,4 miliardi derivano dall’aumento dell’attività aerea, mentre le attrezzature perdute valgono circa 1,9 miliardi. Non sono inclusi i normali costi operativi già previsti nel bilancio militare, le spese di altre amministrazioni federali e gli interessi sul debito eventualmente contratto per finanziare il conflitto.
La durata futura cambia molto il risultato. Con un’intensità bassa e intermittente, simile a maggio e giugno, un altro mese costerebbe circa 2 miliardi. Se le operazioni tornassero ai livelli di luglio, la spesa salirebbe a 3 miliardi mensili e potrebbe aumentare ulteriormente in caso di nuova escalation.
Il rapporto segnala anche un costo strategico che non coincide con quello contabile. Il largo impiego di intercettori riduce le scorte disponibili per diversi anni e potrebbe limitare la risposta statunitense in un secondo conflitto ad alta intensità. Reuters riferisce che ricostituire alcuni inventari potrebbe richiedere fino a cinque anni.
Le conseguenze raggiungono l’economia civile attraverso l’energia. Le minori spedizioni di petrolio e gas nello Stretto di Hormuz e le interruzioni nel Mar Rosso hanno aumentato i prezzi dei combustibili e dei trasporti. Il CBO stima che nel primo trimestre 2027 l’inflazione possa risultare circa 0,5 punti percentuali più alta rispetto alle previsioni precedenti.
I 38 miliardi non sono un consuntivo definitivo. Il Pentagono non ha risposto alle richieste di dati del CBO, che ha quindi utilizzato banche dati governative e informazioni pubbliche. L’ufficio definisce la stima soggetta a notevole incertezza e non quantifica i futuri costi sanitari, assistenziali e previdenziali legati ai militari feriti o uccisi.
Il confronto con la richiesta di fondi della Casa Bianca mostra l’ampiezza del possibile margine. Dei 87,6 miliardi di stanziamenti supplementari chiesti a giugno, il CBO ne considera 42,3 direttamente collegati al conflitto, circa il 10% in più della propria stima maturata al 1° agosto. Il Congresso non ha ancora approvato quel pacchetto.
Il nuovo rapporto completa, senza sostituirlo, il quadro operativo pubblicato dagli ispettori generali del Pentagono. Quel documento descriveva danni alle basi, perdite di velivoli e carenze nelle scorte; il CBO misura invece la spesa sostenuta e i possibili effetti su difesa, prezzi e bilancio federale.
