Il pubblico ministero di Monza ha chiesto il 13 ottobre una condanna a tre anni e sei mesi per Giovanna Rigato, imputata per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. È la richiesta dell'accusa al processo, non una pena già pronunciata dal Tribunale.
Secondo la contestazione, Rigato avrebbe preteso un milione di euro dall'ex presidente del Consiglio, prospettando in caso di rifiuto dichiarazioni ai magistrati dannose per la sua immagine. L'accertamento della responsabilità spetta ai giudici.
Rigato ha respinto l'accusa e ha sostenuto che la somma fosse una richiesta di risarcimento per il danno di immagine e la perdita del lavoro dopo il coinvolgimento nelle vicende delle cene di Arcore e del processo Ruby.
Nel procedimento si sono costituiti parte civile i cinque figli di Berlusconi. La domanda di risarcimento delle parti e la richiesta di pena del pubblico ministero restano passaggi distinti: nessuna delle due equivale, da sola, a una decisione sulla colpevolezza dell'imputata.
