Sette camion sono stati sequestrati nell’operazione denominata “Ferro e Fuoco”, condotta dai Carabinieri forestali nell’area di Francavilla Fontana. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari per due persone, mentre altre sei risultano indagate a piede libero. L’inchiesta, coordinata dalla procura competente, riguarda una presunta gestione illecita di veicoli fuori uso e rifiuti.
Le misure cautelari intervengono nella fase preliminare: tutte le persone coinvolte sono presunte innocenti fino a una sentenza definitiva.
Secondo il comunicato dell’Arma, i veicoli destinati alla demolizione sarebbero stati incendiati per facilitare il recupero delle parti metalliche. Questa pratica, se confermata, disperde nell’aria e nel suolo sostanze prodotte dalla combustione di plastiche, gomme, oli e componenti trattati. Gli investigatori sostengono di aver documentato una sequenza ripetuta nel corso di circa tre anni.
La durata dell’indagine ha consentito di collegare trasporti, aree di scarico e successive fasi di recupero dei materiali.
I sette camion rappresentano beni sottoposti a vincolo e non una confisca definitiva. Il sequestro serve a impedire l’uso dei mezzi e a conservare elementi utili all’accertamento. La loro posizione potrà essere riesaminata dal giudice su richiesta degli interessati. Anche le due misure domiciliari rispondono a esigenze cautelari valutate nell’ordinanza e non certificano la colpevolezza.
Le otto posizioni individuali possono inoltre differire per ruolo, frequenza delle condotte e materiale probatorio.
Le ipotesi di reato richiamano la normativa ambientale sulla gestione e combustione illecita di rifiuti. Le pene astrattamente previste variano in base alla natura dei materiali, all’organizzazione e alla presenza di sostanze pericolose; non sono la pena già applicata agli indagati. Se gli accertamenti confermassero la contaminazione, potrebbero aggiungersi obblighi di caratterizzazione, rimozione e ripristino.
La stima del danno richiede analisi tecniche e non può essere dedotta soltanto dalle immagini dei veicoli bruciati.
I Carabinieri forestali hanno lavorato con osservazioni, controlli dei trasporti e ricostruzione dei flussi di rottami. La tracciabilità è centrale: un veicolo fuori uso deve essere conferito a operatori autorizzati, trattato in impianti idonei e accompagnato dalla documentazione prevista.
Bruciarlo all’aperto non è una forma di demolizione e può creare un pericolo immediato per chi respira i fumi, oltre a lasciare residui nel terreno. I cittadini non devono avvicinarsi a roghi sospetti né tentare di spegnerli senza mezzi adeguati.
In caso di incendio attivo la priorità è chiamare il 112 o il 115, indicando posizione, direzione del fumo e presenza di abitazioni. Fotografie e targhe possono essere utili solo se raccolte da un luogo sicuro e senza inseguire i veicoli.
Se il rogo è già spento, una segnalazione ai Carabinieri forestali consente di valutare il sito e preservare eventuali tracce. La combustione clandestina può riprendere o nascondere materiali instabili, quindi l’area non va attraversata.
L’operazione del 27 ottobre fissa un punto investigativo: due domiciliari, sei persone indagate e sette mezzi sequestrati. Non stabilisce ancora chi sia responsabile né l’entità definitiva dell’impatto ambientale. CurioMondo manterrà separati i risultati operativi dalle ipotesi accusatorie e aggiornerà la notizia se saranno pubblicati esiti di analisi, decisioni del tribunale del riesame o comunicazioni della difesa.
Nessun nome viene riportato perché non è necessario per comprendere la vicenda.
