I test rapidi sulle urine usati per cercare il fentanyl possono dare un risultato positivo anche quando la sostanza non è presente. Lo studio del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto superiore di sanità individua nel risperidone una possibile interferenza e indica la necessità di confermare in laboratorio le positività inattese.
L’osservazione è partita da alcuni servizi di salute mentale. Diversi campioni risultavano positivi allo screening rapido, ma le analisi successive eseguite con strumenti più selettivi non rilevavano fentanyl. La discrepanza ha spinto i ricercatori a cercare altre sostanze presenti nelle urine.
Nei campioni sono stati individuati risperidone e acido valproico, due medicinali impiegati in ambiti clinici differenti. Gli studiosi li hanno quindi aggiunti separatamente e insieme a campioni inizialmente privi dei due farmaci, per verificare quale componente alterasse la risposta del test.
La positività errata si è ripresentata in presenza di risperidone, sia da solo sia associato all’acido valproico. L’acido valproico, invece, non ha prodotto lo stesso effetto quando è stato provato da solo. Il lavoro è stato pubblicato in anticipo online su Clinical Chemistry and Laboratory Medicine.
Il punto più rilevante riguarda la concentrazione. Secondo le autrici, l’interferenza è comparsa a un livello compatibile con quello che può essere presente nelle urine di una persona che assume risperidone a scopo terapeutico. Il risultato non riguarda quindi soltanto condizioni sperimentali estreme.
Uno screening rapido è progettato per offrire una risposta veloce, non per chiudere da solo un accertamento. Se la positività è inattesa o può influire su decisioni sanitarie, assistenziali o giudiziarie, il passaggio successivo è un’analisi di conferma più specifica, capace di distinguere il fentanyl dalle sostanze che reagiscono con il test.
Lo studio non afferma che ogni terapia con risperidone produca automaticamente un falso positivo. Documenta una possibilità concreta che chi interpreta il risultato deve considerare insieme alla terapia assunta, al tipo di dispositivo e alla verifica strumentale. Non modifica né sospende le prescrizioni mediche in corso.
Per pazienti e familiari l’indicazione pratica è non trattare una sola striscia positiva come prova definitiva. La terapia non va interrotta senza il medico; l’eventuale discordanza va invece segnalata al professionista che ha richiesto il test, affinché possa disporre la conferma appropriata.
