La Corte di Cassazione ha fissato per il 20 ottobre 2026 l’udienza pubblica a sezioni unite sul ricorso straordinario presentato da Ilva, Acciaierie d’Italia e Adi Holding contro il provvedimento che impone lo stop dell’area a caldo di Taranto. La nuova scadenza, comunicata il 16 settembre durante il confronto a Palazzo Chigi, modifica i passaggi immediati della vertenza.
Il decreto con le misure per i lavoratori, annunciato in mattinata e inizialmente atteso nel Consiglio dei ministri dello stesso giorno, non sarà esaminato oggi. Secondo quanto riferito da ANSA e confermato da Repubblica, il governo ha chiesto di aggiornare il tavolo quando il quadro giudiziario sarà più chiaro.
Non esiste quindi ancora un testo approvato che stabilisca durata, platea e coperture delle tutele. Il rinvio cambia il calendario ma non trasforma gli impegni anticipati durante il confronto in diritti già applicabili ai dipendenti.
Resta valida la strategia illustrata dal sottosegretario Alfredo Mantovano: una cassa integrazione diversa da quella per cessazione, tutela di lavoratori diretti e indotto, prosecuzione della gara di vendita, reindustrializzazione dell’area di Taranto e passaggio verso forni elettrici alimentati con preridotto di ferro. Sono però indirizzi politici, non misure già operative.
Sul fronte dell’indotto, il presidente di Aigi Nicola Convertino ha annunciato l’intenzione delle imprese di sospendere le procedure di licenziamento almeno fino alla decisione della Cassazione. La dichiarazione riguarda oltre 2.500 addetti coinvolti nelle procedure avviate a settembre.
ANSA precisa che tempi e modalità devono essere definiti nelle prossime ore: la sospensione annunciata non va quindi confusa con una revoca definitiva. Confederazione Aepi ha definito la scelta un atto di responsabilità nella fase di attesa.
L’udienza del 20 ottobre riguarda il ricorso contro il decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio, che ha ordinato la chiusura dell’area a caldo entro novanta giorni per ragioni ambientali e sanitarie. La stessa Corte d’Appello ha poi respinto le richieste di sospensione.
Reuters ha documentato la conferma dello stop e il rischio industriale per lo stabilimento, che occupa circa 8.000 persone direttamente. L’impianto resta strategico per diverse filiere manifatturiere italiane, ma la rilevanza economica non annulla gli obblighi di tutela ambientale e sanitaria posti dai giudici.
Il provvedimento di fissazione dell’udienza, citato da ANSA, richiama la necessità di una trattazione rapida per la rilevanza dei diritti fondamentali coinvolti. Il pubblico ministero potrà depositare una memoria entro il 5 ottobre, le parti resistenti entro il 14 e i ricorrenti entro il 17. I ricorsi contengono complessivamente 25 motivi di impugnazione.
La data ravvicinata non sospende automaticamente l’ordine di fermata. Il Fatto Quotidiano riferisce che i commissari intendono presentare una nuova istanza cautelare per chiedere di mantenere in funzione l’area a caldo fino alla pronuncia delle sezioni unite. Finché non arriverà una decisione su questa richiesta, resta efficace il calendario imposto dai giudici milanesi.
Per i lavoratori, il prossimo passaggio concreto sarà un tavolo tecnico annunciato per venerdì, dedicato alla gestione sociale della crisi. Il rinvio del decreto evita per ora di fissare una misura costruita su uno scenario che potrebbe cambiare dopo il 20 ottobre, ma lascia senza definizione immediata gli ammortizzatori e le altre garanzie promesse.
La notizia resta IN SVILUPPO: sono documentati la data dell’udienza, il mancato esame del decreto oggi e l’impegno dell’indotto a sospendere i licenziamenti. Restano invece provvisori l’esito del ricorso, l’eventuale sospensione dello stop, le modalità applicative per l’indotto e il contenuto definitivo delle tutele governative.
