In Emilia-Romagna è entrata in vigore sabato 10 ottobre la legge regionale sul microcredito sociale, pubblicata il giorno prima nel bollettino ufficiale. La norma istituisce un fondo per sostenere persone e famiglie residenti in condizioni di vulnerabilità economica o sociale. Le domande non sono però ancora aperte: criteri e procedure devono essere stabiliti dalla Giunta.
Il fondo potrà garantire i prestiti concessi, ridurre gli interessi e coprire costi di tutoraggio e accompagnamento. La legge prevede che la Regione ne concordi la gestione con l'Ente nazionale per il microcredito. È un sostegno sotto forma di finanziamento da restituire, non un contributo automatico a fondo perduto.
La spesa autorizzata è limitata a un massimo di un milione di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028. La cifra è il tetto degli oneri per attuare la legge, non l'importo spettante a ogni famiglia: il testo non fissa ancora l'entità del singolo prestito.
Una successiva delibera definirà requisiti, condizioni di ammissione e spese finanziabili. Dovrà considerare l'Isee e altri elementi di fragilità, comprese spese impreviste o non rinviabili e riduzioni temporanee delle risorse disponibili. Prima di concedere il credito, il soggetto erogatore dovrà valutare reddito, patrimonio e debiti complessivi del richiedente per evitare nuovo sovraindebitamento.
Chi risiede in regione non può quindi presentare una richiesta sulla sola base della nuova legge. Il passaggio da seguire è la delibera attuativa, che stabilirà come accedere alla misura e come restituire le somme. Il testo lascia anche spazio a ulteriori risorse per emergenze o calamità, ma non le assegna già a beneficiari specifici.
