Il decreto-legge 22 ottobre 2026, n. 190 sulla sicurezza pubblica e il contrasto alla criminalità minorile è entrato in vigore il 23 ottobre, il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Questo significa che le disposizioni immediatamente applicabili non attendono il voto finale del Parlamento.
Camera e Senato hanno però sessanta giorni per convertirlo in legge: la scadenza indicata nella scheda parlamentare è il 21 dicembre 2026.
Uno dei punti politicamente e giuridicamente più delicati riguarda i minori che hanno compiuto quattordici anni. Il testo introduce una presunzione di imputabilità, formulata come capacità di intendere e di volere presunta fino a prova contraria. Non significa che ogni adolescente venga automaticamente condannato né che scompaia la valutazione del giudice.
Significa però che cambia il punto di partenza dell’accertamento per questa fascia d’età, con conseguenze potenzialmente importanti nei procedimenti penali minorili.
Il decreto estende inoltre ai minorenni l’arresto in flagranza differita, uno strumento che consente di intervenire anche dopo il fatto sulla base di documentazione video o fotografica, entro i limiti temporali e per i casi previsti dalla legge. La scelta è collegata soprattutto alla gestione di episodi violenti avvenuti in contesti pubblici e manifestazioni.
Proprio perché si tratta di minori, l’applicazione concreta dovrà confrontarsi con le garanzie proprie del processo minorile e con la finalità educativa che caratterizza quel sistema.
È essenziale distinguere tre livelli. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto il 20 ottobre; il Presidente della Repubblica lo ha emanato il 22 ottobre; la pubblicazione in Gazzetta ha reso le norme operative dal 23. La conversione parlamentare è un passaggio successivo e può confermare, modificare o sopprimere singole disposizioni.
Il provvedimento è stato assegnato alla Commissione Giustizia della Camera, ma al momento dell’ultimo aggiornamento l’esame non era ancora iniziato.
Per famiglie, scuole, servizi sociali, forze dell’ordine e avvocati minorili la novità non è quindi soltanto teorica. Gli operatori devono già confrontarsi con il testo in vigore, mentre il Parlamento valuta emendamenti e compatibilità sistematiche. Chi segue un caso concreto deve però evitare generalizzazioni: età, condotta contestata, prove, contesto e condizioni personali restano determinanti e richiedono una valutazione professionale.
La data da segnare è il 21 dicembre. Se entro quel giorno il decreto non venisse convertito, perderebbe efficacia sin dall’inizio, salvo la disciplina dei rapporti giuridici già sorti. Lo scenario più probabile è invece una conversione, eventualmente con modifiche.
Per questo ogni valutazione definitiva dovrà basarsi sul testo approvato dalle Camere e non soltanto sul comunicato del Governo o sulla versione originaria del decreto.
