Il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha approvato mercoledì 16 settembre 2026, a Roma, la delibera che fissa i criteri per i test psicoattitudinali degli aspiranti magistrati. Il voto ha registrato sei astensioni. La decisione attua la disciplina introdotta nel 2024, ma non rende ancora disponibili i questionari.
Il documento individua cinque aree di valutazione: cognitiva, emotiva, relazionale, etico-valoriale e organizzativa. Una grave carenza in uno di questi ambiti potrà essere considerata rilevante per l'idoneità, dopo l'esame del risultato nel colloquio previsto dalla selezione.
Nell'area cognitiva rientrano ragionamento analitico, pensiero critico, capacità decisionale e soluzione dei problemi. Le altre aree comprendono equilibrio emotivo, gestione dello stress, ascolto, collaborazione, equità, autonomia di giudizio, organizzazione e gestione del tempo.
Il risultato del test non costituisce una diagnosi clinica né una bocciatura automatica. Serve a orientare il colloquio psicoattitudinale, che si colloca dopo il superamento delle prove scritte e all'interno della fase orale del concorso.
Una commissione composta da quattro docenti esperti di psicologia e psicometria dovrà ora predisporre le batterie di quesiti. Prima dell'uso saranno necessari un collaudo con partecipanti volontari e una nuova approvazione del CSM, passaggi che separano i criteri votati oggi dall'applicazione concreta.
La nuova disciplina dovrebbe essere richiamata nel prossimo bando atteso in autunno, ma i test non saranno immediatamente operativi. I resoconti sul programma di attuazione indicano una fase sperimentale nel 2027 e l'avvio effettivo tra la fine del 2027 e il 2028; il calendario resta subordinato allo sviluppo e alla validazione degli strumenti.
I criteri riguardano i candidati dei concorsi banditi dal 2026 e non introducono una valutazione retroattiva dei magistrati già in servizio. La distinzione è importante perché il voto odierno definisce requisiti e procedura per l'accesso futuro, senza modificare lo status professionale delle toghe in attività.
Il confronto nel plenum ha mantenuto le divergenze politiche e istituzionali che accompagnano la misura. I consiglieri favorevoli hanno richiamato l'obbligo di applicare la legge; le posizioni critiche hanno segnalato il rischio che il meccanismo venga percepito come una delegittimazione della magistratura.
