Una coltivazione indoor con 1.206 piante di cannabis è stata scoperta dai Carabinieri in un capannone situato in una zona impervia e boschiva di Coassolo Torinese. L'operazione, resa nota il 23 ottobre dal Comando provinciale di Asti, costituisce l'ultimo sviluppo di un'indagine avviata nel gennaio 2026 dalla Procura di Asti su traffico di stupefacenti e disponibilità illegale di armi.
La prima fase era culminata il 20 aprile con l'arresto di un uomo e il sequestro, in due immobili ad Asti, di circa 22 chilogrammi di cocaina, cinque pistole risultate di provenienza furtiva, un'arma con matricola abrasa, un silenziatore artigianale, oltre 200 munizioni e materiale per pesare e confezionare lo stupefacente.
Gli accertamenti successivi hanno ampliato il quadro. Il 21 luglio erano stati individuati e denunciati altri cinque soggetti, ritenuti dagli investigatori coinvolti a vario titolo. Il 20 ottobre sono poi state eseguite tredici perquisizioni delegate dall'autorità giudiziaria ad Asti, in diversi comuni della provincia e nel territorio di Coassolo Torinese.
Nel capannone, secondo il comunicato, era stato installato un sistema completo di illuminazione, ventilazione e riscaldamento per controllare il clima. Le 1.206 piante erano in differenti fasi di infiorescenza. Il valore potenziale sul mercato illecito è stato stimato dagli investigatori in oltre un milione di euro, cifra che dipende dalla resa effettiva e non rappresenta un ricavo già realizzato.
Sul posto i militari hanno sorpreso la persona indicata come presunto custode della coltivazione. L'uomo è stato arrestato e portato nella casa circondariale di Ivrea. Il capannone e le attrezzature sono stati sequestrati per consentire gli accertamenti e impedire la prosecuzione dell'attività ipotizzata.
Tecnici della rete elettrica, intervenuti su richiesta dei Carabinieri, hanno stimato un assorbimento quotidiano compreso tra 80 e 100 chilowattora per alimentare gli impianti. Gli investigatori parlano di un allaccio illecito; anche questo aspetto dovrà essere documentato attraverso le verifiche tecniche e contabili.
Durante le altre perquisizioni sarebbero state rinvenute modeste quantità di stupefacente in un'abitazione e cento munizioni per arma comune da sparo in un'altra. Le persone interessate risultano indagate. Non è stato comunicato che tutte le posizioni abbiano lo stesso peso o che ogni soggetto sia collegato direttamente alla coltivazione.
L'operazione ha coinvolto unità specializzate: Squadre operative di supporto del Primo Reggimento Carabinieri di Moncalieri, Aliquote di primo intervento di Torino, unità cinofile per stupefacenti ed esplosivi e supporti tecnici del Raggruppamento operativo speciale. A Coassolo hanno collaborato i militari della Compagnia di Venaria Reale.
La sequenza investigativa — dal sequestro di aprile alle perquisizioni di ottobre — indica che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire approvvigionamenti, ruoli e possibili collegamenti. Non significa però che esista già un accertamento giudiziario definitivo su una struttura criminale o su tutte le persone citate.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. L'arrestato e gli altri indagati hanno diritto a contestare gli elementi raccolti; per tutti vale la presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna.
