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Che cos’è la Coalizione dei Volenterosi e perché organizza esercitazioni per l’Ucraina?

Una guida chiara alla Coalizione dei Volenterosi: chi ne fa parte, quale ruolo ha la forza multinazionale, perché vengono organizzate esercitazioni e cosa significa partecipare.

Guida aggiornata il 25 agosto 2026 · Mondo / Europa / Ucraina · 5 min di lettura

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Il contesto in tre dati
Oltre 30i leader presenti alla riunione della Coalizione del 24 febbraio 2026
Dopo la treguail momento previsto per l’eventuale attivazione della forza multinazionale
Terra, aria, maregli ambiti nei quali la forza si prepara a sostenere la sicurezza ucraina

La Coalizione dei Volenterosi è un gruppo di Paesi che ha scelto di coordinarsi per sostenere l’Ucraina e preparare garanzie di sicurezza capaci di funzionare dopo un’eventuale cessazione credibile delle ostilità. Non è una nuova organizzazione internazionale, non ha un trattato fondativo paragonabile a quello della NATO e non coincide con l’Unione europea. È una struttura politica flessibile: partecipano governi disposti a contribuire in modi diversi, sotto il coordinamento soprattutto di Regno Unito e Francia e in stretto confronto con Kyiv.

L’espressione “dei Volenterosi” descrive proprio questa elasticità. Non tutti i Paesi devono offrire lo stesso contributo e una decisione del gruppo non obbliga automaticamente ciascun membro a inviare soldati. Uno Stato può partecipare alle riunioni, sostenere diplomaticamente l’Ucraina, fornire armi, addestramento, intelligence, fondi, difesa aerea, aiuti energetici o capacità logistiche senza aderire a ogni attività militare. Per questo l’Italia può restare nella Coalizione e contemporaneamente non partecipare a una specifica esercitazione.

Il gruppo ha preso forma nel 2025, quando i partner europei hanno iniziato a progettare come rendere credibile e duratura una futura pace. L’idea di fondo è che un accordo non basti se l’Ucraina resta esposta a un nuovo attacco. Le dichiarazioni ufficiali della Coalizione indicano quindi più livelli di sicurezza: mantenere forti le forze armate ucraine, continuare l’assistenza militare e finanziaria, aumentare la pressione economica sulla Russia e predisporre garanzie da attivare quando esisterà una cessazione delle ostilità considerata affidabile.

Dentro questa pianificazione compare la Multinational Force for Ukraine, abbreviata MNF-U. Non va confusa con una forza NATO già dispiegata né con una missione oggi operativa sul fronte. È una capacità multinazionale preparata in anticipo, che secondo i documenti dei co-presidenti dovrebbe agire su richiesta dell’Ucraina dopo la fine credibile dei combattimenti. Il suo compito dichiarato sarebbe contribuire a rigenerare le forze ucraine e rassicurare il Paese sul terreno, in aria e in mare, insieme all’assistenza militare di lungo periodo.

Le esercitazioni servono a verificare se questa architettura esiste davvero oltre i comunicati. Riunire Paesi diversi significa mettere in comunicazione comandi, lingue, sistemi informatici, procedure, mezzi e regole nazionali. Durante una prova si controlla chi riceve un allarme, chi prende una decisione, come vengono trasferite le informazioni, come arrivano carburante e pezzi di ricambio, come si evacuano i feriti e come si mantiene il comando se una rete viene interrotta. Senza queste verifiche, una forza multinazionale rischierebbe ritardi e incomprensioni proprio nel momento più delicato.

Non tutte le esercitazioni prevedono grandi unità sul terreno. Alcune sono “command-post exercises”, prove di comando nelle quali ufficiali e tecnici affrontano scenari simulati da centri operativi. Altre possono comprendere movimenti di personale, logistica, difesa aerea, protezione marittima, comunicazioni sicure o addestramento reale. Lo scopo non è necessariamente simulare un’offensiva: può essere provare il sostegno a un cessate il fuoco, la protezione delle infrastrutture, il mantenimento delle rotte o la capacità di rafforzare rapidamente l’Ucraina dopo una nuova minaccia.

La differenza fra esercitarsi e dispiegarsi è essenziale. Un’esercitazione dimostra preparazione, ma non equivale alla decisione politica di mandare una forza in Ucraina. Un eventuale impiego richiederebbe condizioni definite, il consenso di Kyiv e le autorizzazioni previste dalle leggi e dalle costituzioni dei Paesi partecipanti. La dichiarazione della Coalizione del 13 luglio 2026 precisa che le garanzie avrebbero natura difensiva e che la forza agirebbe dopo una cessazione credibile delle ostilità, non come ingresso automatico nell’attuale guerra.

Anche la parola “garanzia” può generare confusione. Non significa necessariamente una clausola identica all’Articolo 5 della NATO, secondo cui un attacco a un Alleato è considerato un attacco a tutti. La Coalizione sta costruendo un insieme di impegni politici, militari e in alcuni casi giuridici, compatibili con gli ordinamenti nazionali. La forza dell’impegno dipenderà dai testi finali, dalle capacità promesse e dalla rapidità con cui i governi sarebbero pronti ad agire in caso di nuova aggressione.

Perché allora un Paese può rifiutare una specifica prova? Le ragioni possono riguardare la linea politica nazionale, i limiti costituzionali, il tipo di scenario simulato, l’impiego previsto delle truppe o la volontà di sostenere l’Ucraina senza prefigurare militari sul suo territorio. Nel caso italiano, Palazzo Chigi ha ribadito il sostegno politico e umanitario, ma ha escluso l’impiego di militari italiani in Ucraina e quindi la partecipazione alle esercitazioni autunnali della forza multinazionale. Questa scelta non equivale all’uscita dalla Coalizione.

La Russia interpreta queste iniziative come un coinvolgimento militare ostile, mentre i governi della Coalizione le presentano come strumenti difensivi e di deterrenza. Sono posizioni delle parti e non vanno trasformate in una prova delle intenzioni future. Il dato verificabile è che i Paesi partecipanti stanno preparando opzioni, ma l’attivazione concreta dipende da condizioni politiche e operative ancora da definire. Capire questa distinzione evita due errori opposti: descrivere la Coalizione come un esercito già pronto a entrare in guerra oppure ridurla a una semplice serie di riunioni senza conseguenze.

Quando si legge una nuova notizia sui Volenterosi conviene quindi controllare quattro cose: quale Paese ha assunto l’impegno, se si parla di aiuti attuali o di garanzie successive a una tregua, se l’attività è una simulazione oppure un dispiegamento e quali autorizzazioni nazionali sarebbero necessarie. Sono dettagli meno spettacolari di un titolo, ma dicono con precisione quanto una decisione cambi davvero la sicurezza dell’Ucraina e il coinvolgimento dei suoi partner.

Fonti consultate

Testo originale CurioMondo. Le immagini editoriali illustrative sono generate con l’intelligenza artificiale e non costituiscono fotografie documentarie dell’evento.

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