CNN, MS NOW e Politico hanno notificato oggi al governo degli Stati Uniti una causa federale. Chiedono di ripristinare l’accesso dei loro giornalisti alla Casa Bianca. Il presidente Donald Trump aveva annunciato il ban venerdì 18 settembre.
Sabato i reporter delle tre testate sono stati respinti all’ingresso del complesso. Il Secret Service ha disattivato o ritirato i tesserini. Betsy Klein di CNN, Akayla Gardner di MS NOW e Cheyenne Haslett di Politico hanno lavorato dal marciapiede.
Nel comunicato congiunto le testate scrivono che il governo «non decide cosa la stampa riferisce o pubblica». Sostengono che i tesserini sono stati revocati senza preavviso e senza procedimento, per il dissenso sul contenuto dei servizi. Definiscono il ban un attacco al Primo emendamento.
La causa è destinata al tribunale distrettuale di Washington. I convenuti sono Trump, la capo di gabinetto Susie Wiles, il direttore della comunicazione Steven Cheung e il direttore del Secret Service Sean Curran. L’avvocato è Theodore Boutrous Jr. dello studio Gibson Dunn.
Le testate chiedono un’ordinanza d’urgenza per riaprire l’accesso mentre il giudizio prosegue. CNN è stata tolta oggi dal ruolo di pool televisivo alla Casa Bianca. La Casa Bianca non ha risposto subito alle richieste di commento.
Il precedente citato è Sherrill contro Knight del 1977. Una corte d’appello ha stabilito che, se la Casa Bianca apre i propri spazi alla stampa, non può negare i tesserini in modo arbitrario in base al contenuto. Il ban resta in vigore finché un giudice non decide.
La denuncia sostiene anche la violazione del giusto processo. Trump, secondo il testo, ha detto di preferire coperture che lodano l’amministrazione. Le tre redazioni chiedono di bloccare subito il provvedimento, non un risarcimento economico.
Un’udienza d’urgenza potrebbe arrivare già in settimana. Fino ad allora i reporter delle tre testate restano fuori dal complesso. Il ban non vieta di coprire il presidente da altri luoghi pubblici.
