Nel giorno in cui lo sconto sulle accise del gasolio viene dimezzato, la Cgia di Mestre ha messo in fila il conto di sette mesi di carburanti cari. Il bilancio è quello riportato da Tgcom24, che cita un lancio Ansa.
Dal inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, secondo l'ufficio studi, la benzina è salita del 29% e il diesel del 36%. Sono percentuali dell'associazione, non la rilevazione quotidiana del ministero delle Imprese.
Imposte e accise, scrive Tgcom24 riferendo la Cgia, arrivano a pesare fino a circa la metà del prezzo di ogni litro. Il rincaro industriale e la componente fiscale restano quindi due strati distinti dello stesso pieno.
Le categorie indicate come più esposte sono i camionisti, i tassisti e gli agenti di commercio. Per taxi e agenti il punto è che non possono trasferire l'aumento sui clienti o sulla filiera: lo assorbono loro.
I camionisti, nella stessa nota, possono scaricarlo di rado. Hanno però il credito d'imposta pensato per compensare il caro carburante, uno strumento che le altre due categorie, in questo passaggio, non hanno.
Non è la prima volta che la Cgia isola questi mestieri. Il 1° agosto Il Gazzettino riferiva un altro suo conteggio, allora con il diesel a +20,9% dall'inizio della guerra e con oltre 300 mila attività tra autotrasporto, taxi, Ncc e agenti.
Quel dato di agosto non va sommato a quello di oggi: misura un altro momento del prezzo. Serve a ricordare che l'allarme sulle professioni della strada è precedente al dimezzamento dello sconto entrato in vigore sabato.
I prezzi medi alla pompa di questa mattina, rilevati dal Mimit, sono un'altra scheda: media nazionale e autostrada, non la variazione a sette mesi calcolata dall'ufficio studi di Mestre.
Il credito d'imposta dei camionisti, nel lancio di oggi, non ha un importo aggiornato. La Cgia ne ricorda l'esistenza. Per taxi e agenti di commercio indica invece che uno strumento equivalente, in questo passaggio, non c'è.
