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Petrolio, Brent oltre 100 dollari mentre cresce il rischio nello Stretto di Hormuz

Gli attacchi alle navi e i flussi ridotti dal Golfo mantengono il greggio sopra la soglia dei 100 dollari. L’EIA alza la previsione per la seconda metà del 2026.

10 settembre 2026 · Singapore · 4 min di lettura

A cura della · Come lavoriamo

Scena editoriale contestuale fotorealistica di petroliere in navigazione nello Stretto di Hormuz all’alba, generata con IA senza rappresentare attacchi
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
$101,10la quotazione Brent rilevata da Reuters
+30% circal’aumento dai minimi di agosto
$90la media prevista dall’EIA nel secondo semestre

Il petrolio Brent è rimasto sopra 100 dollari al barile nelle prime contrattazioni del 10 settembre 2026, dopo aver superato la soglia nella seduta precedente. Reuters ha rilevato il contratto a 101,10 dollari intorno alle 02:56 GMT, in lieve calo giornaliero, mentre il West Texas Intermediate era a 96,24 dollari. Il movimento riflette soprattutto il timore che gli attacchi alle navi e le restrizioni al traffico nello Stretto di Hormuz riducano ancora le esportazioni dal Golfo Persico.

Le cifre sui singoli attacchi provengono in parte dalle parti coinvolte nel conflitto e devono essere trattate come rivendicazioni finché non esiste una verifica indipendente completa. L’Iran ha dichiarato di aver colpito dieci navi in risposta all’affondamento di cinque petroliere iraniane attribuito agli Stati Uniti. Il fatto economico verificabile è l’aumento del rischio percepito, visibile nei prezzi, nei costi di trasporto e nella riduzione dei flussi; il bilancio militare richiede conferme separate.

Lo Stretto di Hormuz è il passaggio marittimo che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman. Prima dell’attuale conflitto vi transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas, secondo i dati energetici richiamati dalle analisi internazionali. La sua importanza nasce dalla concentrazione: Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Iran dipendono in misura diversa da questa rotta, mentre oleodotti alternativi non possono sostituirne rapidamente tutta la capacità.

Il prezzo non misura soltanto i barili che mancano oggi. Include un premio per il rischio che trasporti, assicurazioni o carichi futuri diventino più costosi o imprevedibili. Il Brent è aumentato di quasi il 30% dai minimi toccati all’inizio di agosto. Nel mercato fisico, il Dated Brent usato come riferimento per numerose compravendite era già sopra 100 dollari dal 3 settembre, secondo dati LSEG citati da Reuters. Questa differenza tra contratti finanziari e consegne fisiche aiuta a capire perché la tensione può precedere una carenza visibile ai distributori.

L’Energy Information Administration statunitense ha aggiornato il 9 settembre il proprio scenario. L’agenzia prevede per il Brent una media vicina a 90 dollari nella seconda metà del 2026, otto dollari in più rispetto alla stima del mese precedente. La previsione incorpora produzione mediorientale indisponibile e traffico limitato, ma resta uno scenario, non una certezza: un accordo duraturo, un recupero dei transiti o un peggioramento militare cambierebbero rapidamente il risultato.

Anche le vie alternative sono sotto pressione. Gli attacchi degli Houthi contro obiettivi sauditi hanno ridotto le esportazioni in partenza dal porto di Yanbu sul Mar Rosso, secondo l’EIA. Yanbu riceve greggio attraverso l’oleodotto est-ovest saudita e permette di evitare Hormuz; se questa uscita perde affidabilità, diminuisce uno dei principali margini di sicurezza logistici disponibili nella regione.

Per famiglie e imprese europee il passaggio dal greggio ai prezzi finali non è automatico né immediato. Contano il cambio euro-dollaro, le scorte, i costi di raffinazione, la concorrenza e la fiscalità. Un Brent sopra 100 dollari aumenta comunque il costo potenziale di carburanti, trasporto e produzione e può rendere più persistente l’inflazione energetica. Le banche centrali osservano proprio questo rischio: uno shock temporaneo richiede una risposta diversa da rincari che si trasferiscono a salari e servizi.

I dati decisivi nelle prossime giornate saranno i volumi effettivamente transitati, le tariffe assicurative, le partenze dai porti del Golfo e gli aggiornamenti sulle scorte. CurioMondo non trasformerà ogni oscillazione intraday in una nuova storia: la pagina sarà aggiornata se cambieranno in modo sostanziale i flussi, le previsioni ufficiali o la sicurezza delle rotte.

Fonti consultate

Redazione CurioMondo · Come lavoriamo
Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 10 settembre 2026, ore italiane.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.