Tra una settimana il Brasile vota per le presidenziali. L'ultimo Datafolha (22-23 settembre, 2.002 intervistati) dà Luiz Inácio Lula da Silva al 40% e il senatore Flávio Bolsonaro al 36% al primo turno; in un eventuale ballottaggio i due sono al 47% e 45%, entro il margine di errore.
Nella campagna è entrata con forza l'ombra di Donald Trump. Lula ha dichiarato in un comizio a São Gonçalo di aver avvertito il presidente Usa: «Se interferisce, perderà», e ha ribadito che il Paese non accetta ingerenze.
Spot e messaggi del PT accusano Trump di voler «colonizzare» il Brasile e di puntare alle ricchezze naturali; Flávio Bolsonaro è descritto dalla campagna lulista come il candidato di Washington.
Al centro c'è anche la sovranità sulle terre rare e sui minerali critici. Nelle settimane scorse Lula ha detto di aver rifiutato richieste «inaccettabili» americane su elezioni e risorse; il PT ha chiesto a TSE e STF di indagare su possibili scambi politico-economici.
Flávio, in contesti Usa, ha presentato il Brasile come soluzione per ridurre la dipendenza americana dalla Cina su minerali critici. Si tratta di accuse e rivendicazioni di campo: le indagini e i risultati del voto diranno l'esito politico.
