La maggioranza, ma non una maggioranza schiacciante, degli economisti interpellati da Reuters prevede che la Banca del Canada alzi il tasso di riferimento di 25 punti base il 28 ottobre, portandolo dal 2,25% al 2,50%. Hanno indicato questa soluzione 19 partecipanti su 34, pari al 56% del campione.
Il dato va letto correttamente: è una previsione raccolta fra analisti, non un'indicazione ufficiale della banca centrale. Il Consiglio direttivo comunicherà la decisione mercoledì alle 9:45 ora di Ottawa, insieme al Monetary Policy Report. Fino a quel momento restano possibili sia un rialzo sia una conferma del tasso.
Il cambiamento rispetto al sondaggio precedente è notevole. A settembre circa l'80% degli economisti pensava che il costo del denaro sarebbe rimasto al 2,25% fino alla fine del 2026. L'accelerazione dell'inflazione e il rincaro dell'energia hanno modificato rapidamente il quadro delle attese.
L'inflazione canadese di settembre è salita al 3,1%, appena oltre il limite superiore della fascia obiettivo compresa fra l'1% e il 3%. Allo stesso tempo l'economia mostra segnali di debolezza. La banca centrale deve quindi bilanciare il rischio di prezzi persistenti con quello di frenare ulteriormente consumi, edilizia e investimenti.
Anche i mercati finanziari si sono spostati verso l'ipotesi di una stretta: Reuters indicava una probabilità implicita vicina al 75% per un aumento nella riunione di ottobre. Le probabilità ricavate dai contratti cambiano però di continuo e non garantiscono l'esito, soprattutto in presenza di dati energetici e commerciali molto volatili.
Guardando più avanti, 16 economisti su 29 prevedono un secondo rialzo entro la fine di marzo 2027, fino al 2,75%. È uno scenario condizionato all'andamento dei prezzi, del lavoro e della disputa commerciale con gli Stati Uniti. Non è quindi una traiettoria già fissata dall'istituto di Ottawa.
Per un lettore italiano la decisione conta per tre ragioni: può muovere il dollaro canadese, influenzare il rendimento dei titoli e segnalare quanto le banche centrali siano disposte a reagire a un'inflazione alimentata dall'energia e dai dazi. È un confronto utile alla vigilia della riunione della Federal Reserve.
Il cambio ha già reagito alle nuove aspettative: venerdì il dollaro canadese ha toccato il livello più forte in circa cinque settimane contro quello statunitense, sostenuto anche dal petrolio. È un movimento coerente con l'ipotesi di tassi più alti, ma valute e materie prime possono invertire rapidamente direzione quando cambiano i dati o la comunicazione ufficiale.
Il 28 ottobre la comunicazione ufficiale conterrà anche nuove previsioni su crescita e inflazione. Saranno quelle, più del singolo quarto di punto, a chiarire se un eventuale rialzo è una correzione isolata oppure l'inizio di un ciclo.
Chi ha mutui o investimenti in Canada dovrebbe attendere il testo della banca centrale prima di trarre conclusioni operative. Il comunicato potrà quindi smentire il sondaggio.
