Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha incontrato domenica 20 settembre il presidente esecutivo di Apple Tim Cook nel campus dell’azienda a Cupertino. Il colloquio ha riguardato sicurezza online dei minori, controllo dei contenuti suggeriti dalle piattaforme e regole per l’intelligenza artificiale.
Albanese ha riferito che Cook considera l’approccio australiano un riferimento internazionale. La valutazione è stata resa pubblica dal premier e non equivale a un nuovo annuncio commerciale di Apple. L’incontro inserisce però le scelte di Canberra nel confronto globale sulla responsabilità delle grandi piattaforme.
L’Australia vieta l’accesso ai social media ai minori di 16 anni e sta lavorando a ulteriori obblighi per ridurre i danni online. Tra le proposte discusse nel Paese c’è la possibilità di rinunciare ai sistemi che selezionano automaticamente i contenuti in base al comportamento dell’utente.
Il governo sostiene che la protezione non possa dipendere soltanto dalle famiglie. Piattaforme e produttori di dispositivi dovrebbero offrire strumenti comprensibili, verificabili e adatti all’età. I critici chiedono invece prove più robuste sull’efficacia dei divieti e garanzie contro controlli invasivi dell’identità.
Il colloquio ha toccato anche l’intelligenza artificiale. Albanese ha indicato tre piani di intervento: protezioni integrate dalle aziende, regole nazionali e accordi internazionali. La visita negli Stati Uniti precede i suoi impegni a New York, dove la governance dell’IA sarà tra i temi del confronto multilaterale.
Resta aperta anche la questione del diritto d’autore. Il premier ha ribadito che creatori ed editori devono mantenere controllo e remunerazione quando le loro opere vengono usate nei sistemi di IA. Non è stato annunciato un accordo con Apple su licenze, compensi o nuovi prodotti.
Per gli utenti, l’elemento concreto da osservare sarà l’evoluzione degli strumenti di controllo: limiti per età, impostazioni dei suggerimenti e informazioni più chiare sulle scelte automatiche. Il confronto politico non modifica oggi le funzioni degli iPhone in Italia, ma può influenzare standard adottati in altri mercati.
