Tre persone sono state raggiunte da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nell'indagine sui furti compiuti tra novembre 2025 e febbraio 2026 ai danni di aziende orafe e di lavorazione dei metalli nell'Aretino.
Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Arezzo, su richiesta della Procura locale, ed eseguito dai Carabinieri con il supporto dei reparti di Milano e Fermo.
L'inchiesta del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Arezzo è iniziata nel novembre 2025 ed è proseguita fino a settembre 2026. Secondo il comunicato dell'Arma, gli accertamenti avrebbero ricostruito l'esistenza di un gruppo stabilmente organizzato per colpire imprese del comparto orafo o della lavorazione dei metalli preziosi.
La presunta base logistica era un'autorimessa a Trezzano sul Naviglio, nell'area metropolitana di Milano. Gli investigatori riferiscono che vi sarebbero stati occultati veicoli di grossa cilindrata, ai quali venivano applicate targhe clonate durante le trasferte notturne, automobili considerate “pulite” per gli spostamenti ordinari, strumenti professionali da effrazione e parte della refurtiva.
Le incursioni sarebbero state realizzate forzando porte e casseforti, praticando aperture nelle pareti e neutralizzando sensori di allarme o impianti di videosorveglianza. La descrizione indica una preparazione tecnica, ma ogni elemento resta parte dell'impianto accusatorio e dovrà essere verificato nel processo.
I capi d'imputazione provvisori riguardano cinque episodi. Uno sarebbe avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 novembre 2025 contro una ditta orafa.
Altri colpi sono contestati per la notte tra il 21 e il 22 febbraio 2026, quando sarebbero state prese di mira due aziende orafe e un'impresa di verniciatura di mobili; un ulteriore episodio è collocato il 23 febbraio ai danni di un'altra azienda orafa.
Il materiale sottratto, sempre secondo la ricostruzione investigativa, comprende oro, argento, bronzo, ottone e apparecchiature tecnologiche. Il danno complessivo stimato nel comunicato è di circa 130 mila euro. La cifra riunisce gli episodi contestati e non coincide necessariamente con il valore che sarà riconosciuto in sede giudiziaria o assicurativa.
Il giudice ha ritenuto sussistenti gravi indizi e un concreto pericolo di reiterazione, disponendo la custodia in carcere per tutti e tre gli indagati. La misura cautelare serve a fronteggiare esigenze processuali individuate dal giudice e non rappresenta un'anticipazione della pena.
L'indagine mette in evidenza la dimensione interprovinciale attribuita al gruppo: il territorio colpito era l'Aretino, mentre la logistica sarebbe stata organizzata in Lombardia. L'esecuzione ha richiesto infatti il coordinamento dei Carabinieri di Arezzo con i reparti di Milano e Fermo.
Gli ulteriori passaggi riguarderanno gli interrogatori, l'esame del materiale sequestrato e le decisioni dell'autorità giudiziaria sulle misure. Gli indagati potranno contestare gli elementi raccolti e chiedere la revisione dei provvedimenti nelle forme previste dalla legge.
Fino a una sentenza definitiva, le tre persone interessate devono essere considerate innocenti. Per questa ragione la notizia va descritta distinguendo l'ipotesi accusatoria, la valutazione cautelare del giudice e l'eventuale futuro accertamento della responsabilità.
