L’eruzione dell’Anak Krakatau, nello Stretto della Sonda tra Giava e Sumatra, ha costretto le autorità indonesiane a sospendere le operazioni di volo in diversi aeroporti. Le prime comunicazioni parlavano di sei scali; l’aggiornamento del ministero dei Trasporti ne elenca otto, compresi i due aeroporti dell’area di Giacarta, Soekarno-Hatta e Halim Perdanakusuma.
Il bilancio operativo diffuso dal ministero indica circa 150.000 passeggeri e 467 voli coinvolti: 409 collegamenti nazionali e 58 internazionali. Il numero può comprendere cancellazioni, ritardi e movimenti rimasti a terra durante le diverse estensioni della chiusura; non descrive quindi 467 aerei simultaneamente bloccati sulla pista.
Soekarno-Hatta, il principale aeroporto internazionale della capitale, è stato chiuso temporaneamente dopo che la cenere vulcanica è stata rilevata nello spazio aereo. Le compagnie devono controllare la situazione del singolo volo prima di riprendere le operazioni, mentre i passeggeri sono invitati a verificare gli aggiornamenti direttamente con il vettore.
L’avviso operativo è stato formalizzato con un NOTAM, sigla di “Notice to Air Missions”. È un messaggio standard rivolto a piloti, compagnie e controllori che segnala condizioni capaci di modificare la sicurezza o l’uso di aeroporti e rotte: chiusure, lavori, ostacoli, guasti e, come in questo caso, cenere vulcanica.
La cenere non è il fumo morbido di un incendio. È formata da minuscoli frammenti di roccia, minerali e vetro vulcanico. Dentro un motore a reazione può fondere nelle zone più calde e depositarsi sulle parti interne; può anche consumare le palette delle turbine, ostruire sistemi e opacizzare i parabrezza. Per questo un aeroporto può fermare i voli anche quando dalla città non si vede una nube compatta.
L’agenzia meteorologica BMKG ha segnalato cenere fino a circa 15.000 metri sul lato di Sumatra e a circa 6.000 metri sul lato di Giava. Altezza, direzione del vento e concentrazione cambiano nel tempo: i tecnici combinano osservazioni satellitari, modelli atmosferici, rilevamenti a terra e segnalazioni dei piloti per aggiornare le aree da evitare.
Oltre a Soekarno-Hatta e Halim Perdanakusuma, il ministero ha indicato Radin Inten II a Lampung, Husein Sastranegara, Budiarto Curug, Pondok Cabe, Taufik Kiemas e Atung Bungsu. Altri aeroporti di Giava possono essere valutati come alternative soltanto se rotta, condizioni meteorologiche, capacità dello scalo e decisione della compagnia lo consentono.
L’Anak Krakatau è in attività da venerdì ed è al livello di allerta 3, il secondo più alto della scala indonesiana. “Anak” significa “figlio”: il cono vulcanico è emerso nella caldera lasciata dalla grande eruzione del Krakatau del 1883. Questo legame storico non significa che ogni nuova eruzione abbia la stessa dimensione o le stesse conseguenze.
L’agenzia indonesiana per la gestione dei disastri ha dichiarato che non esiste un rischio imminente di tsunami collegato alla fase segnalata. Le autorità mantengono comunque una zona di rispetto di almeno tre chilometri attorno al cratere per imbarcazioni, residenti e visitatori. L’assenza di un’allerta tsunami non elimina i pericoli dovuti a cenere, materiali espulsi e cambiamenti dell’attività.
La ricaduta di cenere ha provocato anche disagi a terra: attività scolastiche e uscite di pesca sono state sospese in alcune aree, mentre le autorità hanno consigliato mascherine, protezione degli occhi, minori attività all’aperto e copertura delle fonti d’acqua. Queste indicazioni riguardano le zone interessate e devono essere seguite attraverso gli avvisi locali.
Per capire perché una nube invisibile o molto diluita può fermare un’intera rete aerea, CurioMondo ha preparato l’approfondimento cenere vulcanica, motori a reazione e NOTAM: come funziona la sicurezza dei voli. La guida distingue il rischio per i motori dal semplice problema della visibilità.
Nelle prossime ore i dati da osservare saranno i nuovi NOTAM, le analisi della cenere e le comunicazioni di compagnie e aeroporti. La riapertura non dipende soltanto dal fatto che il vulcano smetta di emettere materiale: una nube già dispersa può continuare a muoversi con il vento e richiedere controlli prima del ritorno alla normale operatività.
