La Guardia di Finanza di Napoli ha notificato il 29 settembre 2026 venti misure cautelari personali sui lavori della linea ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari. Dieci persone sono finite agli arresti domiciliari; per altre obblighi di dimora, presentazione alla polizia giudiziaria e sospensioni dal pubblico servizio.
L’ordinanza è del gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura guidata da Nicola Gratteri, con il pm Henry John Woodcock. Gli indagati — imprenditori, pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio — sono accusati a vario titolo di corruzione, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, fatture per operazioni inesistenti e favoreggiamento.
Secondo l’accusa le indagini hanno riguardato le tratte in provincia di Napoli, Avellino e Benevento (Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese), dall’affidamento ai pagamenti.
Le ricostruzioni basate sull’ordinanza descrivono utilità — denaro, orologi, telefoni e soggiorni — occultate anche in panettoni natalizi in cambio di favori. Un filone ha riguardato calcestruzzo e scavi: il gip ha definito di straordinaria gravità l’ipotesi di calcestruzzo di scarsa qualità.
Sul caporalato l’ordinanza ricostruisce turni fino a 20 ore per lavoratori egiziani in alcuni cantieri, con poche ore di riposo. Tra i destinatari di misure figura un intermediario della manodopera di origine egiziana, secondo gli inquirenti. Sono accuse investigative, non sentenze.
Su richiesta del pm è stato disposto il sequestro preventivo del profitto dei reati di corruzione. Le indagini restano in corso.
