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Albania, 388 persone incriminate: Rama lega le proteste al percorso nell’UE

Il premier respinge le richieste di dimissioni e sostiene che i disordini danneggino l’obiettivo di adesione entro il 2030. La Commissione europea difende la protesta pacifica e condanna la violenza.

18 ottobre 2026 alle ore 08:35 · Tirana · 3 min di lettura

A cura della Redazione CurioMondo

Scena editoriale IA di studenti riuniti pacificamente su un boulevard di Tirana con bandiere albanesi e simboli rosa.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
388persone incriminate dalla polizia
7agenti sospesi per verifiche sull’uso della forza
2030obiettivo dichiarato per l’ingresso nell’UE

Le proteste studentesche in Albania sono entrate in una nuova fase politica e giudiziaria.

La polizia ha comunicato che 388 persone sono state incriminate per reati collegati alle manifestazioni, mentre il primo ministro Edi Rama ha respinto le richieste di dimissioni e ha sostenuto che i disordini mettano a rischio il percorso del Paese verso l’Unione europea, non la stabilità del suo governo.

La mobilitazione è cresciuta da una campagna contro un progetto turistico di lusso nella zona costiera di Vjosa-Narta, area di forte valore ambientale associata alla presenza dei fenicotteri. Da qui il nome informale «movimento dei fenicotteri». Nelle ultime settimane le rivendicazioni si sono ampliate: qualità dell’istruzione, corruzione, opportunità di lavoro, servizi pubblici e sfiducia verso l’intero sistema politico.

Dal 13 ottobre migliaia di studenti delle scuole superiori e delle università hanno portato la protesta nel centro di Tirana e in altre città. Nei giorni successivi gruppi di manifestanti hanno attaccato edifici pubblici e sedi politiche con pietre, fuochi d’artificio e bottiglie incendiarie.

La polizia ha risposto con lacrimogeni, idranti e proiettili di gomma; decine di persone, tra agenti e manifestanti, sono rimaste ferite.

Il quinto giorno, gli scontri si sono concentrati vicino al ministero dell’Istruzione. Immagini e testimonianze raccolte sul posto hanno mostrato agenti sparare munizioni antisommossa verso la folla. Sette poliziotti sono stati sospesi mentre proseguono gli accertamenti su possibili eccessi nell’uso della forza, un passaggio che distingue la responsabilità individuale degli operatori dalla valutazione complessiva del dispositivo di ordine pubblico.

Rama ha affermato che dietro l’escalation vi sarebbe una «mano straniera», senza presentare pubblicamente elementi verificabili sufficienti a identificare un responsabile. Ha inoltre cancellato una visita prevista in Austria. Il governo sostiene che l’opposizione utilizzi il malcontento per destabilizzare il Paese; i manifestanti replicano che la protesta nasce dall’assenza di risposte alle richieste sociali e ambientali.

La Commissione europea ha condannato gli episodi violenti e, nello stesso tempo, ha ribadito che il diritto a manifestare pacificamente deve essere rispettato. Questa doppia posizione è particolarmente importante per l’Albania, che punta a concludere il percorso di adesione entro il 2030 e deve dimostrare progressi sullo Stato di diritto, sull’indipendenza delle istituzioni e sulla tutela dei diritti fondamentali.

Il progetto costiero resta uno dei simboli del conflitto. I critici accusano il governo di avere accelerato procedure e modificato protezioni ambientali per favorire un investimento da miliardi di euro collegato a Jared Kushner. L’esecutivo sostiene invece che gli studi previsti siano rispettati e che l’iniziativa porterebbe occupazione e sviluppo.

Le valutazioni ambientali definitive e la compatibilità con gli standard europei restano oggetto di contestazione.

Le 388 incriminazioni non equivalgono a 388 condanne. I procedimenti dovranno stabilire responsabilità personali, prove e qualificazione dei reati. Allo stesso modo, il numero delle persone coinvolte nei disordini non rappresenta l’insieme dei partecipanti: molte iniziative sono state pacifiche e comprendono studenti che rifiutano sia la violenza sia l’attuale offerta politica.

Per l’Unione europea la crisi costituisce un test concreto. Bruxelles deve difendere il diritto alla protesta e chiedere indagini trasparenti sugli abusi, evitando però di legittimare attacchi a persone o edifici. Per Tirana, la sfida è mostrare che sicurezza, giustizia e dialogo possono operare insieme senza trasformare il negoziato di adesione in uno strumento di pressione contro il dissenso.

I prossimi sviluppi dipenderanno dalla capacità del governo di aprire un confronto credibile su istruzione, lavoro e progetto costiero, e dalla scelta dei promotori di mantenere le iniziative su un terreno non violento. L’aggiornamento più rilevante non è quindi soltanto il nuovo bilancio giudiziario, ma il legame ormai esplicito tra la crisi interna e la strategia europea dell’Albania.

Fonti consultate

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Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 20 ottobre 2026 alle ore 07:18.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.