La spesa farmaceutica pubblica italiana ha raggiunto 6,7756 miliardi di euro tra gennaio e marzo 2026. Il monitoraggio definitivo pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco comprende la convenzionata, gli acquisti diretti e l’ossigeno, e colloca l’incidenza complessiva al 19,26% del Fondo sanitario nazionale provvisorio comunicato dal Ministero della Salute.
Il canale delle farmacie aperte al pubblico registra una spesa netta di 2,272 miliardi, 152,4 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025. L’aumento è del 7,2%. Il dato riguarda i medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale dispensati sul territorio, al netto delle componenti previste dalla metodologia AIFA.
Ai fini del tetto, la spesa convenzionata raggiunge 2,3288 miliardi. L’incidenza sul Fondo sanitario è del 6,62%, inferiore al limite del 6,85%, con un avanzo calcolato di 81,6 milioni. Tenendo conto della stagionalità, AIFA stima un’incidenza leggermente più bassa, pari al 6,46%.
La situazione è diversa per gli acquisti diretti delle strutture pubbliche. I medicinali di classe A e H ammontano a 4,646 miliardi, in aumento del 2,3% su base annua. L’incremento è più contenuto rispetto ad altri periodi, ma il livello resta superiore alle risorse programmate per questo canale.
Escludendo i gas medicinali, gli acquisti diretti raggiungono 4,3805 miliardi e incidono per il 12,45% sul Fondo sanitario. Il superamento delle risorse è pari a 1,3543 miliardi. La correzione stagionale porta l’incidenza stimata all’11,65%, ancora al di sopra del tetto di riferimento.
Il Fondo per i medicinali innovativi registra una spesa di 137,2 milioni, il 10,5% in meno rispetto al valore stimato per il 2025. Per gli antibiotici cosiddetti reserve, destinati alle infezioni resistenti in contesti selezionati, la spesa rilevata è di 24,4 milioni. Sono voci specifiche e non rappresentano l’intero costo dei farmaci ospedalieri.
I tetti non misurano da soli appropriatezza delle prescrizioni o qualità dell’assistenza. Uno scostamento può riflettere prezzi, introduzione di terapie, volumi, distribuzione tra canali e bisogni sanitari. Il monitoraggio serve a quantificare la dinamica finanziaria e a determinare gli eventuali meccanismi di ripiano previsti dalle norme.
Anche il confronto regionale richiede prudenza. Struttura demografica, mobilità sanitaria, presenza di centri specialistici e modalità di distribuzione possono produrre differenze importanti. Un valore pro capite più alto non dimostra automaticamente spreco, così come un dato più basso non garantisce accesso uniforme alle cure.
Il totale del primo trimestre non va moltiplicato meccanicamente per quattro per prevedere l’intero 2026. La spesa farmaceutica presenta componenti stagionali e può essere modificata da nuovi accordi di rimborso, entrata di generici, acquisti ospedalieri e tempi di registrazione. AIFA applica infatti una stima specifica per rendere più corretto il confronto con i tetti annuali.
Il nuovo rapporto offre quindi due segnali contemporanei: la convenzionata resta sotto il limite programmato, pur crescendo rapidamente, mentre gli acquisti diretti continuano a superarlo. Le prossime pubblicazioni mensili mostreranno se l’accelerazione nelle farmacie e lo scostamento ospedaliero si confermeranno o verranno ridimensionati durante l’anno.
