Il fondo per il sostegno abitativo destinato ai genitori separati o divorziati entra in una fase più concreta. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha comunicato il 29 agosto che la norma è pronta e che al Ministero dell’Economia è stata inviata una nota per sbloccare le risorse. L’obiettivo dichiarato è far partire il contributo quanto prima, con una prima platea stimata in almeno 5.000 beneficiari già nei prossimi mesi. Il passaggio è rilevante perché trasforma un fondo previsto dalla legge di Bilancio in una misura con criteri operativi molto più definiti.
Le risorse complessive ammontano a 60 milioni di euro nel triennio. Il meccanismo indicato dal MIT prevede il pagamento del 50% delle spese di affitto dell’abitazione, fino a un massimo di 6.000 euro l’anno. In termini teorici il tetto corrisponde a 500 euro al mese per dodici mesi, ma l’importo effettivo dipenderà dal canone e dalle condizioni fissate nel provvedimento attuativo. Non significa quindi che ogni beneficiario riceverà automaticamente 6.000 euro: quello è il limite massimo previsto.
I possibili beneficiari sono genitori separati o divorziati con almeno un figlio a carico, non assegnatari dell’abitazione familiare e in regola con i versamenti di mantenimento. Il reddito annuo dovrà essere entro 35.000 euro. Il MIT specifica inoltre che per questa misura non verrà utilizzato l’ISEE come parametro, ma il reddito ai fini IRPEF. È una scelta che modifica in modo importante la platea potenziale, perché ISEE e reddito IRPEF non misurano la stessa cosa e non sono intercambiabili.
Una cosa utile da sapere: l’ISEE prova a fotografare la situazione economica complessiva del nucleo familiare combinando redditi, patrimoni e composizione della famiglia; il reddito IRPEF parte invece dai redditi fiscalmente rilevanti del contribuente. Due persone con lo stesso reddito possono quindi avere ISEE diversi, per esempio per patrimonio, numero di componenti o altre caratteristiche del nucleo. La scelta del parametro IRPEF rende il requisito più immediato da verificare, ma non equivale a una valutazione completa della ricchezza familiare.
Ci sono poi altri paletti. Per ottenere il sostegno sarà necessario avere un contratto d’affitto regolare e non possedere altri immobili nel raggio di 50 chilometri dalla precedente abitazione familiare. Il contributo non potrà essere cumulato con altri sussidi per l’affitto. La domanda, secondo le indicazioni diffuse dal ministero, sarà presentabile online. Una volta sbloccate le risorse, la priorità dovrebbe andare alle regioni con un numero maggiore di genitori separati o divorziati e con una più forte emergenza abitativa.
Il punto decisivo è che la misura non è ancora materialmente erogabile. Il MIT ha dichiarato pronta la norma, ma serve il via libera del Ministero dell’Economia allo sblocco dei fondi. Fino a quel momento non esiste una finestra di domanda effettivamente aperta e non avrebbe senso presentare richieste a siti o intermediari non ufficiali. Quando partirà la procedura, dovranno essere pubblicate istruzioni definitive su documenti, piattaforma, tempistiche, graduatorie e modalità di pagamento.
La novità del 29-30 agosto va distinta dall’annuncio del 13 agosto. In quella data il MIT aveva comunicato di avere già avviato interlocuzioni con il MEF per rendere operativo il fondo entro il 2026. Allora erano noti lo stanziamento di 20 milioni l’anno per tre anni e l’obiettivo generale di sostenere i genitori non assegnatari della casa familiare. Il nuovo passaggio aggiunge requisiti molto più precisi: soglia di 35.000 euro, parametro IRPEF, distanza di 50 chilometri, non cumulabilità con altri aiuti e domanda online.
Il problema a cui il fondo prova a rispondere è specifico. Dopo una separazione, l’abitazione familiare può essere assegnata al genitore con cui vivono prevalentemente i figli, mentre l’altro deve continuare a contribuire al mantenimento e contemporaneamente sostenere il costo di una nuova casa. Nelle città con canoni elevati questa doppia pressione può assorbire una quota molto grande del reddito disponibile. La misura non interviene sulle regole di assegnazione della casa o sugli assegni di mantenimento: agisce soltanto sul costo dell’alloggio del genitore che deve trovare una nuova sistemazione.
Anche il limite geografico dei 50 chilometri ha una logica pratica: evitare che il contributo vada a chi dispone già di un’altra abitazione sufficientemente vicina alla precedente casa familiare. Ma la formulazione definitiva sarà importante per capire quali immobili verranno considerati, come saranno trattate quote di proprietà, case non abitabili o immobili occupati da altri familiari. Sono dettagli tecnici che possono cambiare concretamente l’accesso alla misura e che dovranno essere letti nel testo ufficiale.
Sul piano finanziario, 60 milioni in tre anni significano una dotazione media di 20 milioni l’anno. Se tutti ricevessero il massimo teorico di 6.000 euro, 20 milioni coprirebbero poco più di 3.300 contributi pieni in un anno; nella pratica gli importi potrebbero essere inferiori e la distribuzione dipenderà dalle regole definitive. La stima ministeriale di almeno 5.000 beneficiari nei prossimi mesi va quindi letta come una previsione di platea iniziale, non come una garanzia individuale di accesso.
Per chi potrebbe rientrare nei requisiti, il passaggio utile adesso è conservare e verificare la documentazione: contratto di locazione registrato, dati fiscali, situazione relativa al mantenimento e titolarità di eventuali immobili. Non serve invece affidarsi a moduli non ufficiali o anticipare pagamenti a soggetti che promettono di “prenotare” il bonus. Il canale corretto sarà quello indicato dalle amministrazioni quando il MEF avrà sbloccato le risorse e il provvedimento sarà operativo.
La misura merita quindi attenzione, ma con una distinzione netta tra norma pronta e contributo già disponibile. Il salto rispetto a metà agosto è reale: il disegno è molto più dettagliato e il MIT ha formalizzato la richiesta di sblocco dei fondi. Il prossimo sviluppo sostanziale sarà l’ok del MEF e l’apertura effettiva della procedura. Solo allora si potrà sapere con certezza quando partiranno le domande, come verranno ordinate e quanti beneficiari riusciranno a ricevere il sostegno nel primo ciclo.
