Domanda del giorno · Mini e-book · rivisto il 26 settembre 2026

Qual è la cosa a cui stai rinunciando oggi, credendo sia solo per un po', ma che rischia di diventare per sempre?

Il «per un po’» che non scade

Ci sono rinunce che dichiarano la loro data di fine e poi non la raggiungono mai. Smetti di vedere una persona «finché non passa questo periodo». Smetti di dormire «finché non chiudi il progetto». Lasci la città «per un paio d’anni». Non suoni «finché i bambini sono piccoli». Il periodo passa, il progetto si rinnova, i bambini crescono, e la cosa a cui hai rinunciato non è più in pausa. È assente.

La domanda non ti chiede di non rinunciare a nulla. Una vita senza rinunce è solo una vita che non ha scelto, e quindi subisce le rinunce degli altri. Ti chiede di guardare il «per un po’» che stai usando oggi, e di capire se è un ponte o una demolizione lenta.

Un ponte ha l’altra riva: un mese, un esame, una cura, un trasloco. Una demolizione ha solo il cantiere. Se non sai dire quando la cosa sospesa dovrebbe tornare, e che cosa, di concreto, la farebbe tornare, non la stai proteggendo. La stai lasciando andare senza il dolore di ammetterlo.

Il trucco del «per un po’» è che non sembra una scelta. Sembra una circostanza. Il lavoro, i figli, i soldi, la salute di qualcuno, la stanchezza. Le circostanze sono spesso vere. Diventano un alibi quando restano vere per sempre e la rinuncia non viene mai rimisurata. Ogni anno andrebbe chiesto: è ancora un ponte, o è diventata la forma della giornata?

Questo non è un invito a riprendere tutto. Alcune rinunce, una volta guardate, vanno confermate: non era una pausa, era un no che non volevi dire. Confermarle è più pulito che chiamarle temporanee. Il danno sta nel mezzo, dove una cosa muore mentre tu continui a raccontarti che è solo in attesa.

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