Dal 1° gennaio 2026 il 4 ottobre è di nuovo festa nazionale in Italia: scuole e uffici pubblici restano chiusi (salvo servizi essenziali), e per i lavoratori privati la giornata ha il regime del festivo. La ricorrenza celebra San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, e non è nata dal nulla: è il ritorno, con una legge nuova, di una festività che era stata tolta dal calendario «rosso» quasi cinquant’anni fa.
La legge: che cosa ha deciso il Parlamento
La legge 8 ottobre 2025, n. 151, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 236 del 10 ottobre 2025, istituisce la festa nazionale di San Francesco d’Assisi da celebrare il 4 ottobre di ogni anno. L’obiettivo dichiarato è celebrare e promuovere i valori della pace, della fratellanza, della tutela dell’ambiente e della solidarietà legati alla figura del santo.
L’articolo 1 modifica la legge 27 maggio 1949, n. 260, che elenca i giorni considerati festivi agli effetti dell’orario e del divieto di compiere certi atti giuridici, inserendo il capoverso: «il 4 ottobre: festa nazionale di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia». Le disposizioni entrano in vigore il 1° gennaio 2026. Per la copertura finanziaria la legge autorizza una spesa annua a partire dal 2027 (oltre 10 milioni di euro, di cui una parte rilevante destinata al comparto del Servizio sanitario nazionale per le maggiorazioni del personale che lavora in festivo).
Patronato, solennità civile e sovrapposizione con Santa Caterina
Francesco d’Assisi e Caterina da Siena furono proclamati patroni d’Italia da Pio XII nel 1939. La legge 4 marzo 1958, n. 132 aveva disciplinato il 4 ottobre come solennità civile in onore dei due patroni. La legge 151/2025 eleva il 4 ottobre a festa nazionale in onore di San Francesco e, al contempo, modifica la legge del 1958 togliendo i riferimenti a Francesco e lasciando la qualificazione di solennità civile legata a Santa Caterina.
Il quadro normativo che ne deriva è peculiare: lo stesso giorno è festa nazionale (San Francesco) e resta solennità civile (Santa Caterina). In sede di promulgazione il Presidente della Repubblica ha richiamato l’attenzione del Parlamento sulla necessità di coordinare le due discipline. Per il cittadino e per i datori di lavoro, l’effetto pratico dominante è quello della festa nazionale: chiusura di scuole e PA, regime festivo del lavoro.
Perché era sparita e perché torna
Il 4 ottobre era già stato giorno festivo a tutti gli effetti; nel 1977, in un intervento di razionalizzazione delle festività volto ad aumentare i giorni lavorativi, fu declassato e rimosso dal novero delle feste nazionali. Rimasero celebrazioni religiose e civili, ma non il giorno rosso sul calendario lavorativo.
Il ritorno coincide con l’ottavo centenario della morte di Francesco (1226–2026). Francesco spirò la sera del 3 ottobre 1226; nella tradizione liturgica la festa cade il 4 ottobre. Il 2026 è anche Anno giubilare francescano: Assisi e le comunità francescane concentrano pellegrinaggi e celebrazioni. La scelta politica di reintrodurre la festa ha raccolto un consenso parlamentare molto ampio, con i costi di bilancio esplicitati nella relazione tecnica.
Cosa cambia in pratica (e il «caso» 2026)
Quando il 4 ottobre cade in un giorno feriale: scuole chiuse; uffici pubblici chiusi; servizi essenziali garantiti; lavoratori privati in regime di festivo (maggiorazioni per chi è chiamato a lavorare). Quando cade di domenica — come nel 2026 — non si aggiunge un giorno di riposo «extra» rispetto alla domenica già festiva: l’effetto di un giorno libero aggiuntivo su un ordinario giorno lavorativo si vede più chiaramente negli anni in cui il 4 ottobre cade dal lunedì al sabato (per esempio il 2027 cade di lunedì).
La festa non è un’invenzione turistica: ha effetti su contratti, turni, scuole e bilanci della PA. Non modifica di per sé le regole canoniche della Chiesa, che già celebravano Francesco il 4 ottobre.
Chi era Francesco e perché conta per l’Italia
Giovanni di Pietro di Bernardone, detto Francesco, nacque ad Assisi tra il 1181 e il 1182 e fondò l’ordine dei frati minori. La scelta di povertà evangelica, il rapporto con il creato (Cantico delle creature), la predicazione di pace e fraternità e il dialogo con altre culture (l’incontro con il sultano d’Egitto) hanno reso la sua figura un simbolo che va oltre la sola tradizione cattolica. Per questo la legge parla di pace, fraternità, ambiente e solidarietà: non solo di culti locali.
Assisi resta uno dei luoghi di pellegrinaggio più visitati d’Europa. Il 4 ottobre, a Roma e in Umbria, si intrecciano processioni, messe e iniziative civili. Capire la festa nazionale serve a non confonderla con una «giornata simbolica» senza effetti: è un giorno rosso del calendario della Repubblica, con costi e chiusure, e al tempo stesso una ricorrenza che lega diritto, storia e identità culturale.
