Approfondimento · Clima / Giappone

Come si forma un tifone e come funziona l’allerta in Giappone

Acqua calda, rotazione terrestre e scale dell’agenzia meteorologica: perché un vortice tropicale diventa tifone e come si legge un’allerta.

Guida aggiornata il 21 settembre 2026 · 8 min di lettura

A cura della · Come lavoriamo

Sala operativa meteorologica con schermi satellitari di un ciclone tropicale; illustrazione editoriale IA, non una fotografia documentaria.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Tre punti fermi
26,5 °Csoglia tipica dell’acqua oceanica che alimenta il vortice
34 nodivento sostenuto da cui il Giappone classifica un tifone
5 livelliscala di allerta collegata alle azioni di evacuazione

Un tifone è un ciclone tropicale del Pacifico nord-occidentale o del Mar Cinese Meridionale. Uragano e ciclone descrivono lo stesso tipo di sistema in altri bacini. Il nome cambia con la regione, non con la fisica. In Giappone il monitoraggio ufficiale spetta all’Agenzia meteorologica, che opera anche come centro regionale dell’Organizzazione meteorologica mondiale.

La formazione richiede acqua calda, umidità e poca variazione del vento con la quota. Serve anche la rotazione terrestre, che impregna il sistema di un moto a spirale lontano dall’equatore. Senza questi ingredienti il disturbo resta una depressione o si disperde. Con essi può organizzarsi un occhio, bande di pioggia e venti distruttivi.

Da depressione tropicale a tifone

Il combustibile è il calore latente. L’acqua di mare evapora, sale, condensa e rilascia energia. Se la superficie resta intorno o sopra i 26,5 °C per decine di metri di profondità, il processo può continuare. Acque più fredde, terraferma o aria secca lo indeboliscono.

L’agenzia giapponese classifica i sistemi con il vento massimo sostenuto su dieci minuti. Sotto i 34 nodi è una depressione tropicale. Da 34 nodi, circa 17 metri al secondo, diventa tifone nella nomenclatura nazionale. In inglese lo stesso intervallo è una tempesta tropicale.

Oltre 64 nodi il confronto internazionale parla di typhoon. Oltre 85 e 105 nodi l’agenzia usa le classi «molto forte» e «violento». La scala giapponese e quella internazionale non coincidono nei nomi intermedi: va letto il vento, non solo l’etichetta.

Ogni anno il Pacifico nord-occidentale produce in media circa 25 tifoni. Intorno a 12 si avvicinano al Giappone e circa tre toccano terra, secondo le normali 1991-2020 dell’agenzia. La stagione è possibile tutto l’anno, ma i passaggi più frequenti cadono tra luglio e ottobre, con un picco in agosto e settembre.

In Giappone i tifoni si numerano nell’anno solare: il «tifone n. 25» è il venticinquesimo del 2026. I nomi internazionali ruotano in una lista di 140 voci proposta da 14 Paesi e territori del bacino. Il numero locale e il nome WMO indicano lo stesso sistema.

Dujuan è il nome internazionale del tifone n. 25 di quest’anno. La nomenclatura non cambia la scala dei venti né il livello di allerta.

Perché l’arcipelago è esposto

Il Giappone sta sul bordo occidentale del Pacifico, dove i tifoni maturi spesso curvano verso nord-est. Montagne, coste strette e fiumi brevi concentrano la pioggia. Il rischio non è solo il vento al centro. Piogge persistenti, frane, onde e maree di tempesta possono colpire anche a centinaia di chilometri dal passaggio più vicino.

Le bande di pioggia lineari, strette e stazionarie, scaricano in poche ore quantità d’acqua eccezionali su un corridoio limitato. L’agenzia le segnala perché alzano il rischio di allagamenti improvvisi anche quando il vortice resta in mare. Un’allerta su Tokyo o sul Kanto descrive quindi un pericolo in corso, non un bilancio di danni già censito.

Come si legge un’allerta giapponese

L’agenzia aggiorna analisi e previsioni a 24 ore ogni tre ore, e oltre ogni sei. Se un tifone sta per toccare o lambire il Paese, l’analisi può diventare oraria. La previsione di traiettoria copre fino a cinque giorni e usa un cerchio di incertezza.

Il centro previsto è un’area, non un punto. Il Centro tifoni di Tokyo coordina gli avvisi per l’intero bacino di competenza, da 0 a 60 gradi nord e da 100 est al 180esimo meridiano.

Nel 2026 gli avvisi sono stati riorganizzati per tipo di danno: pioggia intensa, piena, frana e marea di tempesta. Restano collegati alla scala nazionale di cinque livelli. Il livello 3 indica evacuazione anticipata per anziani e persone che necessitano di più tempo.

Il livello 4 corrisponde all’ordine di evacuazione. Il livello 5 segnala che il disastro è in corso o imminente su scala eccezionale. Il numero nell’avviso serve a collegare il bollettino meteorologico all’azione attesa dai residenti.

Prefetture e comuni traducono gli avvisi meteorologici in decisioni locali: chiusure di linee, divieti stradali, centri di accoglienza. Un treno cancellato o un volo sospeso non misura l’intensità del tifone: misura una scelta di sicurezza basata sulla previsione. Il bollettino resta la fonte primaria per pressione, venti, piogge attese e area a rischio.

Che cosa non dice un’allerta

Un’allerta non è un conteggio di vittime né una prova che l’impatto sia già avvenuto. Fino a un bilancio ufficiale restano distinti tre piani: la posizione del vortice, i fenomeni attesi e i danni accertati. Il passaggio vicino a una grande città può produrre ritardi estesi anche con danni contenuti, o allagamenti locali con il centro ancora in mare.

El Niño e altri fenomeni oceanici possono spostare le rotte e cambiare la frequenza, ma non sostituiscono il bollettino del singolo evento. Per il tifone in corso sul Kanto il fatto verificato è nella notizia su Dujuan e l’allerta verso Tokyo. Questa guida resta valida per i prossimi vortici: stessa fisica, stesse scale, stesso modo di leggere un avviso.

Fonti consultate

Redazione CurioMondo · Come lavoriamo
Testo originale CurioMondo. Pubblicato e aggiornato il 21 settembre 2026, ore italiane.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.