Starlink è la costellazione di satelliti per accesso a Internet sviluppata da SpaceX. I satelliti operano in orbita terrestre bassa (LEO, low Earth orbit), a poche centinaia di chilometri di quota, e dialogano con terminali utente a terra: le antenne piatte consumer e le versioni business, marittime e aeronautiche.
L’idea centrale è coprire zone dove la fibra o il mobile sono assenti o instabili, e ridurre la latenza rispetto ai satelliti geostazionari tradizionali, che orbitano a circa 36.000 km sull’equatore.
Perché l’orbita bassa cambia le cose
Un segnale verso un satellite geostazionario fa un viaggio di andata e ritorno dell’ordine di decine di migliaia di chilometri: latenze tipiche di 500–600 ms o più, poco adatte a gaming competitivo o a certe applicazioni interattive. In LEO la distanza è molto minore: latenze di poche decine di millisecondi diventano realizzabili, a patto di avere molti satelliti e un handoff continuo mentre un satellite tramonta e un altro sorge rispetto all’utente.
Per coprire il pianeta servono migliaia di unità: ogni satellite copre un’impronta limitata e si muove rapidamente rispetto al suolo (ordine di minuti per passare sopra un punto). La rete di gateway a terra e, in evoluzione, i collegamenti laser inter-satellite collegano i nodi senza far scendere sempre il traffico a una stazione intermedia locale.
Come funziona per l’utente
Il kit tipico comprende un terminale con phased array (che punta elettronica i fasci senza piatti parabolici motorizzati classici), un router e alimentazione. Dopo il setup, il terminale si allinea, scarica firmware e si aggancia alla rete. Le prestazioni dipendono da congestione della cella, ostacoli (alberi, muri, tetto), pioggia intensa e piano commerciale. Non è “fibra ovunque”: è un accesso radio satellitare con capacità condivisa tra utenti nella stessa area.
Esistono piani residenziali, roaming, marittimi e per aerei. L’installazione richiede vista del cielo: cortili chiusi e balconi coperti riducono o azzerano il servizio.
Lanci e scala
SpaceX usa i propri razzi (Falcon 9 e, in prospettiva, Starship) per mettere in orbita batch di satelliti a cadenza elevata. La densità della costellazione spiega sia la copertura globale progressiva sia le preoccupazioni di astronomi e di esperti di detriti: più oggetti in LEO significano più manovre di evitamento e più responsabilità di deorbiting a fine vita.
Regolazione e temi aperti
Frequenze e diritti di atterraggio del segnale richiedono autorizzazioni nazionali e coordinamento internazionale (ITU e regolatori). Temi aperti restano: interferenze, luminosità per l’astronomia ottica, sostenibilità dei detriti, concorrenza con OneWeb e altri operatori LEO, e regole di accesso in aree sensibili. In Italia e in Europa l’offerta consumer dipende da licenze e da partnership commerciali, non solo dalla presenza fisica dei satelliti sopra il territorio.
Cosa non è
Non è un satellite unico “fisso” sopra l’Italia. Non garantisce copertura indoor senza Wi‑Fi locale. Non sostituisce di per sé la rete mobile 5G in città dense. È un sistema LEO di accesso a banda larga, con vantaggi di copertura e latenza rispetto al geostazionario, e vincoli di capacità, di linea di vista e di regolazione.
Astronomia e detriti
Gli astronomi ottici hanno segnalato scie luminose e satelliti che contaminano le lastre di survey a grande campo. SpaceX ha sperimentato rivestimenti più scuri e assetti di assetto per ridurre l’albedo, con risultati parziali. Sul fronte detriti, le costellazioni LEO massicce richiedono manovre automatiche di evitamento e piani di deorbiting entro pochi anni dalla fine vita. Un fallimento sistematico di deorbiting a migliaia di unità sarebbe un problema di spazio cislunare condiviso, non solo di un operatore.
