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Che cos’è il monossido di carbonio e perché è pericoloso

Gas incolore e inodore prodotto da combustione incompleta: legame con l’emoglobina, fonti domestiche, sintomi e cosa dicono ISS e SIMA.

Guida aggiornata il 28 settembre 2026 · 10 min di lettura

A cura della Redazione CurioMondo

Soggiorno moderno con caldaia e rilevatore CO a muro; illustrazione editoriale IA non documentaria.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.

Il monossido di carbonio (formula chimica CO) è un gas tossico, incolore, inodore, insapore e non irritante. Si forma quando un materiale organico (gas, legna, carbone, benzina, kerosene) brucia in presenza di poco ossigeno: la combustione è incompleta e al posto della sola anidride carbonica (CO₂) si produce anche monossido. Proprio perché non si vede e non si sente, viene chiamato «killer silenzioso».

Una volta inalato, il CO si lega all’emoglobina del sangue con un’affinità circa 200–250 volte superiore a quella dell’ossigeno. Si forma così la carbossiemoglobina: il sangue non riesce più a trasportare ossigeno ai tessuti e si produce ipossia. A concentrazioni elevate la morte può intervenire in pochi minuti, spesso senza che la persona riesca ad allontanarsi o a chiedere aiuto.

Da dove arriva in casa

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) elenca come fonti tipiche: caldaie e scaldabagni a gas, stufe a legna o a gas, caminetti (anche decorativi a etanolo), fornelli, bracieri, barbecue, generatori elettrici, lampade a gas e scarichi di veicoli lasciati in garage chiusi. Circa l’80% delle intossicazioni in Italia avviene tra le mura domestiche, secondo stime della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA).

In condizioni normali i livelli indoor di CO restano bassi (indicativamente 1,5–4,5 mg/m³). Con combustione e scarsa ventilazione possono salire fino a decine di mg/m³. La SIMA stima ogni anno in Italia tra 350 e 600 decessi e oltre 6.000 ricoveri collegati al monossido; le cifre variano secondo le serie e i criteri di classificazione, ma l’ordine di grandezza è consolidato nelle comunicazioni istituzionali.

Sintomi e perché si confondono

A basse concentrazioni (o in persone con cardiopatie) possono comparire mal di testa, vertigini, debolezza, nausea, vomito, dolore toracico e confusione. A concentrazioni più alte: sonnolenza, problemi di vista, convulsioni, perdita di coscienza. Nei bambini a volte prevalgono dolore addominale e diarrea. Chi dorme o è ubriaco può non accorgersi dei primi segnali e non svegliarsi.

I sintomi sono aspecifici e spesso vengono scambiati per influenza, intossicazione alimentare o «malessere da riscaldamento». L’unica conferma certa è la misurazione della carbossiemoglobina (sangue o CO-ossimetro) e, in ambiente, un rilevatore di monossido certificato.

Cosa dicono ISS e vigili del fuoco sulla prevenzione

Le indicazioni istituzionali sono pratiche e ripetute ogni stagione di riscaldamento:

Non usare mai forno o fornello a gas per scaldare la casa. Non accendere barbecue, bracieri, generatori o lanterne a gas in ambienti chiusi (casa, tenda, camper, garage), anche se le porte sono aperte. Far installare e manutenere caldaie e canne fumarie da tecnici abilitati; non ostruire griglie di aerazione. Installare un rilevatore di monossido di carbonio a norma (UNI EN 50291) nei locali dove si dorme o si usano apparecchi a combustione, e testarlo periodicamente. In caso di sospetto: uscire all’aria aperta, chiamare il 112 e non rientrare finché i soccorsi non dichiarano sicuro l’ambiente.

Il rilevatore non sostituisce la manutenzione: un apparecchio guasto o una canna fumaria ostruita restano la causa primaria. Gli animali domestici (cani e uccelli) possono mostrare sintomi prima degli umani e fungere da segnale d’allarme, ma non sono un metodo di protezione.

Cosa non è e cosa resta aperto

Il monossido di carbonio non è l’anidride carbonica: quest’ultima è un prodotto normale della respirazione e della combustione completa; il monossido è il prodotto «sbagliato» della combustione incompleta. Non è un gas che si accumula in modo permanente come il radon: si disperde con l’aerazione, ma in un locale chiuso la produzione continua può far salire la concentrazione in minuti.

Le stime di mortalità e ricoveri non sono un registro unico nazionale in tempo reale: dipendono da codici di dimissione, referti di pronto soccorso e classificazioni di causa di morte. Per questo le fasce 350–600 decessi/anno restano ordini di grandezza, non un conteggio definitivo del giorno. La prevenzione, invece, è basata su meccanismi chimici e fisiologici solidi e non su proiezioni.

Fonti consultate

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Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA; non è una fotografia documentaria.