L’America’s Cup è la competizione di vela più antica del mondo moderno e uno dei trofei sportivi più contesi. Nasce nel 1851, quando lo schooner americano America vinse una regata intorno all’Isola di Wight organizzata dal Royal Yacht Squadron. Il premio — una coppa d’argento da cento ghinee — passò al New York Yacht Club e divenne, con il Deed of Gift del 1857, un “perpetual challenge cup” tra club di nazioni diverse. Da allora il trofeo è conosciuto come America’s Cup o, informalmente, Auld Mug.
Non è un campionato a calendario fisso: le date, le barche e molte regole nascono da un accordo tra il club detentore (Defender) e il primo club che sfida (Challenger of Record). Se l’accordo non si forma, si torna alle condizioni minime del Deed of Gift.
Come si arriva al Match: Challenger of Record e Louis Vuitton Cup
Dal dopoguerra in poi la prassi dominante è questa: il Defender annuncia di essere pronto a difendere; un club presenta la sfida ufficiale e diventa Challenger of Record; altri club si uniscono a una serie di regate di selezione. Il vincitore di quella serie (oggi spesso sponsorizzata come Louis Vuitton Cup) ottiene il diritto di affrontare il Defender nel Match, tipicamente al meglio di un numero dispari di regate.
Il Defender non partecipa alla serie dei Challenger: resta a preparare la difesa. È una struttura asimmetrica che spiega perché i team spendono anni in design, tank testing e flotte di prove prima ancora che parta la prima regata “ufficiale”.
Che cos’è un’AC75
L’AC75 è la classe di monoscafi foiling usata a partire dalla 36ª America’s Cup (Auckland 2021) e confermata, con aggiornamenti di regolamento, per le edizioni successive. È un monoscafi di circa 75 piedi (circa 23 metri di lunghezza) senza chiglia tradizionale: al posto della deriva classica ci sono due bracci di foil (port e starboard) con ali immerse e un foil di poppa sul timone.
Quando la barca raggiunge una velocità sufficiente, le ali idrodinamiche generano portanza e sollevano lo scafo fuori dall’acqua. In “volo” la resistenza cala drasticamente e le velocità possono superare i 40–50 nodi in condizioni favorevoli. Un solo foil è immerso a fondo; l’altro è sollevato sopravvento e contribuisce al momento raddrizzante insieme al peso del foil e della crew.
Le regole di classe (Class Rule e Technical Regulations) definiscono box di dimensioni, pesi, volumi, numero di foil e vele, ma lasciano libertà di design all’interno di quei limiti. Per questo due AC75 della stessa Cup possono sembrare molto diverse: scafo, foil e appendici sono parte della competizione di design.
Equipaggio, energia e regole recenti
Nelle versioni successive della classe l’equipaggio è stato ridotto (da undici a otto, poi a cinque in alcuni cicli di regolamento), con requisiti di presenza femminile e, in certi protocolli, un “guest racer”. L’energia per i sistemi idraulici e i foil, un tempo prodotta da “cyclors” che pedalavano, in alcuni cicli è stata spostata verso batterie one-design e sistemi stoccati, per ridurre la massa umana dedicata alla generazione di potenza e cambiare il profilo fisico della crew.
Le vele principali (randa e fiocco) sono enormi superfici a geometria controllata. Il trimmer e il flight controller gestiscono non solo la forma della vela ma l’altezza di volo: troppo bassa e si “tocca” con drag; troppo alta e si rischia lo stallo del foil o la perdita di controllo.
Perché Napoli e Luna Rossa entrano nella storia recente
L’Italia ha una presenza continua con Luna Rossa Prada Pirelli, team del Circolo della Vela Sicilia. Nelle edizioni AC75 Luna Rossa ha gareggiato al massimo livello, con scafi argentati, foil gialli e livree riconoscibili. Quando una città ospita prove, race village o regate, l’evento mobilita sicurezza, logistica portuale, media e turismo: non è solo “vela d’élite”, è un’infrastruttura sportiva temporanea di scala internazionale.
La notizia di un prefetto che definisce “esemplare” la gestione della sicurezza a Napoli durante le giornate di regata va letta in questo quadro: un AC75 a 40 nodi, chase boat, elicotteri e folla a terra richiedono un piano di sicurezza complesso, non una semplice regata di club.
Il Deed of Gift e perché le regole cambiano ogni volta
Il Deed of Gift del New York Yacht Club (testo del 1857 e revisioni successive) resta il documento fondativo. Dice che la coppa è un trofeo di sfida perpetua tra nazioni. Lascia a Defender e Challenger of Record la libertà di accordarsi su date, corsi, numero di prove e regolamenti. Se non si accordano, scattano le condizioni di default del Deed: match su corsi oceanici, yacht che soddisfano i limiti dimensionali storici, regole del club detentore compatibili con il Deed.
Questa flessibilità spiega perché l’America’s Cup ha avuto catamarani foiling, monoscafi classici, class rule radicali e litigi legali clamorosi: ogni ciclo ridefinisce, entro i confini del Deed, cosa sia “la barca della Cup”.
Cosa non è l’America’s Cup
Non è un mondiale a punti come la Ocean Race o un circuito di regate costiere. Non è un torneo aperto a chiunque: si sfida attraverso un yacht club e si investe in design e tecnologia a livelli da motorsport. Non è nemmeno solo “chi ha il vento migliore”: il design del foil, la stabilizzazione, il software di volo e l’affidabilità strutturale contano quanto le scelte tattiche in partenza.
Perché resta interessante anche per chi non vela
L’America’s Cup è un laboratorio di idrodinamica, materiali compositi, controllo di assetto e software in tempo reale. Le soluzioni sui foil e sulla portanza sono poi filtrate, in forme diverse, verso barche da crociera e record di velocità. È anche un caso di studio di governance sportiva senza federazione unica: le regole nascono dal contratto tra due club, non da un codice fisso di un’organizzazione ombrello.
Quando una città italiana ospita le barche, o quando Luna Rossa gareggia, il lettore non deve conoscere tutti i termini tecnici per capire il punto: sta guardando una sfida di design e di navigazione che dura da oltre 170 anni, su barche che letteralmente volano sull’acqua.
