Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni alla Corte penale internazionale come istituzione, estendendo la pressione già esercitata in passato contro singoli magistrati e funzionari. La misura vieta le transazioni con la Corte e può colpire imprese che le forniscono servizi.
Il Tesoro ha previsto un periodo iniziale di sei mesi per l'adeguamento. Restano inoltre alcune eccezioni per telecomunicazioni, software, pensioni e operazioni legate alle persone detenute.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha motivato la decisione con la volontà di impedire che la CPI persegua cittadini e personale statunitense. Washington non ha ratificato lo Statuto di Roma che ha istituito la Corte.
La CPI ha respinto le sanzioni e ha dichiarato che il proprio lavoro continuerà. L'Alto rappresentante dell'Unione europea Kaja Kallas ha definito i sei mesi una finestra per il dialogo, ricordando che l'UE dispone di strumenti per sostenere la Corte.
Le restrizioni possono incidere su banche, assicurazioni, fornitori tecnologici e altri servizi essenziali. Proprio per ridurre questa vulnerabilità, la Corte aveva già preparato soluzioni alternative per software, pagamenti e coperture sanitarie.
Il provvedimento è più ampio delle precedenti designazioni individuali, ma il periodo transitorio evita un blocco immediato completo. Gli effetti concreti dipenderanno dalle regole applicative, dalle eventuali modifiche statunitensi e dalle contromisure dei Paesi membri.
