Amare se stessi è importante perché il modo in cui ci trattiamo entra nelle nostre scelte: nel tempo che concediamo al riposo, nei limiti che riusciamo a esprimere, nelle parole che usiamo dopo un errore. Non significa piacersi ogni mattina. Significa non perdere il diritto al rispetto nei giorni in cui siamo delusi da noi.
È facile essere dalla propria parte quando arrivano risultati e complimenti. La prova più difficile comincia dopo un rifiuto, davanti a un corpo che non piace o a una promessa non mantenuta. Dire «ho sbagliato» lascia spazio a una correzione. Dire «non valgo niente» trasforma un episodio in una condanna che non aiuta a capire che cosa fare.
Volersi bene non cancella la responsabilità. Se abbiamo ferito qualcuno, possiamo riconoscerlo, chiedere scusa e cambiare comportamento senza umiliarci. In quattro esperimenti pubblicati nel 2012, Juliana Breines e Serena Chen hanno osservato che un atteggiamento compassionevole verso di sé poteva favorire la motivazione a migliorare dopo un errore. Non è una garanzia per ogni persona, ma mette in discussione l’idea che trattarsi duramente sia sempre il motore più efficace.
C’è anche una misura concreta: quanto della nostra vita cediamo pur di non deludere nessuno. Un sì può nascere dalla generosità oppure dalla paura di perdere affetto. Riconoscere la differenza permette di esprimere un bisogno senza trasformarlo in una pretesa. Anche gli altri hanno bisogni e limiti: il rispetto di sé diventa più credibile quando sa riconoscere il loro.
Amare se stessi non impone di bastarsi sempre. Abbiamo bisogno di vicinanza, conferme e aiuto. Non occorre essere completamente sicuri di sé per meritare amore, né una difficoltà di autostima rende incapaci di amare. Il punto è non affidare a un’altra persona l’intero compito di decidere quanto valiamo.
Si può cominciare da un gesto ordinario: concedersi una pausa possibile, parlare con qualcuno di fiducia, smettere di usare un insulto contro di sé, mantenere un impegno piccolo e realistico. Questi gesti non risolvono tutte le difficoltà. Rendono però concreta una scelta: occuparsi di sé anche prima di sentirsi migliori.
Quanto è importante, allora? Abbastanza da non rimandarlo al giorno in cui saremo perfetti. La domanda che resta è semplice: oggi, quale gesto di rispetto offrirai a te stesso con la stessa naturalezza con cui lo offriresti a una persona a cui vuoi bene?
Una lettura già in Biblioteca sul rispetto di sé, i confini e il bisogno di approvazioneLiberi senza smettere di appartenere