Domanda del giorno

Uno spazio per fermarsi e pensare.

Il tempo è un nemico da sconfiggere o un alleato da ascoltare?

3 min di letturaCurioMondo

Trattiamo spesso il tempo come qualcosa da battere: arrivare prima, produrre di più, recuperare ciò che abbiamo perso. Questa idea funziona bene quando esiste una scadenza concreta, ma diventa più fragile quando la applichiamo all’intera vita. Non tutto ciò che conta migliora soltanto perché accelera.

Il tempo può sembrare un nemico quando ci ricorda i limiti. Il corpo cambia, alcune possibilità si chiudono e ogni scelta esclude alternative. È comprensibile voler reagire con controllo e velocità, perché la fretta dà almeno l’impressione di non restare passivi.

Eppure molte cose hanno bisogno proprio di durata. La fiducia non si ordina, una competenza non nasce in un pomeriggio e una ferita non scompare perché abbiamo deciso che dovrebbe essere già guarita. In questi casi il tempo non risolve automaticamente, ma crea lo spazio in cui qualcosa può trasformarsi.

Ascoltare il tempo non significa aspettare senza agire. Significa distinguere tra ciò che richiede una decisione immediata e ciò che peggiora quando viene forzato. A volte la scelta più intelligente è accelerare; altre volte è restare abbastanza a lungo in una situazione da capirla meglio.

La difficoltà sta nel fatto che non esiste un ritmo valido per tutto. La stessa persona può aver bisogno di rapidità nel lasciare un ambiente dannoso e di lentezza nel costruire una nuova direzione. Confondere i due tempi può farci restare troppo dove dovremmo partire o correre dove dovremmo osservare.

Forse il rapporto più utile con il tempo non è quello tra vincitore e avversario. Possiamo usarlo come misura: che cosa continua a essere importante dopo settimane, mesi o anni? Quali desideri resistono e quali erano soltanto urgenze del momento?

Quale parte della tua vita stai cercando di accelerare quando, forse, avrebbe bisogno di essere ascoltata più a lungo?

Il tempo resta limitato, e proprio per questo merita attenzione. Non possiamo sconfiggerlo, ma possiamo scegliere meglio che cosa affidargli, che cosa sottrargli e quali decisioni non vogliamo più rimandare.

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