La coerenza sembra una qualità che appartiene alla vita: scegliere, mantenere promesse, correggersi, decidere che cosa conta. Davanti alla morte, però, il margine di scelta può restringersi. Malattia, incidente, età o circostanze possono toglierci proprio quel controllo con cui abbiamo costruito l’immagine di noi stessi.
Per questo un modo di morire coerente non può significare una scena perfettamente corrispondente al nostro carattere. Nessuno controlla tutte le condizioni della propria fine. La coerenza, se esiste, riguarda piuttosto ciò che abbiamo preparato prima: le relazioni che abbiamo coltivato, i valori dichiarati con chiarezza, le decisioni affidate a persone di fiducia.
Una persona indipendente può aver bisogno di essere assistita. Una persona coraggiosa può avere paura. Chi ha sempre protetto gli altri può trovarsi nella posizione di ricevere aiuto. Queste contraddizioni apparenti non cancellano una vita. Possono mostrare che l’identità non è una posa da mantenere fino all’ultimo, ma un insieme di valori capace di attraversare anche la vulnerabilità.
Esiste poi una differenza tra dignità e controllo. La dignità non dipende dall’autosufficienza assoluta né dalla capacità di scegliere ogni dettaglio. Può sopravvivere nel modo in cui siamo trattati, ascoltati e accompagnati, e nel rispetto delle preferenze che abbiamo espresso quando eravamo in grado di farlo.
La domanda sulla morte diventa quindi una domanda sul presente. Se desideriamo che le persone vicine sappiano che cosa conta per noi, dobbiamo dirlo mentre possiamo farlo. Se alcune relazioni meritano una riparazione, non esiste garanzia che avremo un momento finale perfetto per sistemarle.
Essere coerenti non significa nemmeno rifiutare di cambiare idea. Una scelta fatta anni prima può essere rivista quando la realtà modifica ciò che comprendiamo di noi stessi. La fedeltà più profonda può consistere proprio nel non trasformare un vecchio principio in una prigione.
Se non potessi scegliere come finirà la tua vita, quali valori vorresti che fossero comunque riconoscibili nel modo in cui hai vissuto?
Oggi la domanda resta nel presente: la coerenza della fine, per quanto possiamo influenzarla, comincia dalle decisioni e dalle relazioni che stiamo costruendo adesso.
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