Quando immaginiamo di tornare indietro di dieci anni, raramente desideriamo davvero di rivivere ogni giornata. Vorremmo portare con noi una conoscenza precisa: sapere quale persona non inseguire, quale occasione non rimandare, quale paura attraversare prima che diventi un'abitudine. Il viaggio nel tempo che immaginiamo non riguarda il calendario. Riguarda il desiderio di essere stati, allora, la persona che siamo diventati soltanto dopo.
C'è però un inganno gentile in questa fantasia. Ci giudichiamo con informazioni che la nostra versione di dieci anni fa non possedeva. Oggi conosciamo l'esito di alcune scelte, la tenuta di certe relazioni e il prezzo di rinunce che allora sembravano temporanee. Da questa posizione privilegiata, il passato appare pieno di segnali evidenti. Ma molti di quei segnali sono diventati leggibili soltanto perché abbiamo attraversato ciò che è accaduto.
Se tornassimo davvero indietro conservando tutto ciò che sappiamo, cambieremmo probabilmente alcune decisioni concrete. Diremmo prima una verità, proteggeremmo meglio il nostro tempo, inizieremmo qualcosa senza aspettare di sentirci pronti. Ma perderemmo anche incontri, capacità e sensibilità nate proprio dagli errori che vorremmo cancellare. Non esiste una versione del passato in cui togliamo soltanto il dolore e conserviamo intatto tutto ciò che quel dolore ha trasformato.
La domanda diventa più utile quando smette di essere un processo contro chi eravamo. Quella persona decideva con meno esperienza, ma anche con energie, vincoli e bisogni diversi. Forse non era ingenua: stava facendo il meglio che poteva con una mappa incompleta. Guardarla con comprensione non significa assolvere ogni scelta. Significa riconoscere che la lucidità acquistata dopo non può essere usata come prova che avremmo dovuto possederla prima.
Il punto più vivo della fantasia è ciò che rivela sul presente. Se tornando indietro avremmo iniziato a prenderci cura del corpo, possiamo cominciare oggi. Se avremmo detto a qualcuno quanto contava, forse esiste ancora una persona a cui dirlo. Se avremmo lasciato prima una strada che non ci apparteneva, possiamo chiederci quale strada stiamo continuando adesso soltanto per non ammettere di aver cambiato idea.
Dieci anni non tornano, ma la conoscenza che abbiamo conquistato è già qui. Il passato immaginato ci mostra quali lezioni diciamo di avere imparato; il presente verifica se siamo davvero disposti a viverle. Non possiamo consegnare a chi eravamo la saggezza di oggi. Possiamo però evitare che, fra altri dieci anni, la persona che saremo debba farci esattamente la stessa domanda.
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