Approfondimento · Energia

Tunnel idroelettrici e collassi glaciali: perché il rischio è difficile da gestire

Condotte progettate per guidare l’acqua possono trasformarsi in ambienti confinati quando fango e detriti bloccano gli accessi.

Una centrale idroelettrica sfrutta la differenza di quota tra un punto di presa e le turbine. Nei progetti montani l’acqua può percorrere gallerie lunghe chilometri: alcune trasportano il flusso in pressione, altre ospitano macchinari, cavi o vie di accesso. Valvole e camere di compensazione controllano variazioni improvvise, ma ogni impianto viene dimensionato sulla base di scenari di piena e stabilità geologica definiti.

Il collasso di un ghiacciaio o di un lago glaciale può superare rapidamente quegli scenari. Una massa di ghiaccio cade nell’acqua o lungo un pendio, genera un’onda e trascina roccia, alberi e sedimenti. Il flusso denso erode la valle, ostruisce ponti e colpisce portali, prese e centrali. A differenza di una piena ordinaria, trasporta blocchi capaci di sfondare protezioni e cambiare il corso del fiume.

Se l’ingresso di una galleria viene sigillato, all’interno possono restare sacche d’aria. Sono una possibilità di sopravvivenza, ma non una garanzia: ossigeno, temperatura, acqua potabile e stabilità della volta diventano critici. I soccorritori usano microfoni, sonde, telecamere e perforazioni, avanzando senza rimuovere sostegni che potrebbero trattenere altro materiale.

Il cambiamento climatico può aumentare alcuni rischi montani perché ritira i ghiacciai, degrada il permafrost e favorisce nuovi laghi trattenuti da morene instabili. Il legame con un evento specifico richiede però rilievi sul terreno e modelli: non ogni frana glaciale ha la stessa causa, e terremoti, piogge o geometria del pendio possono essere determinanti.

Il salvataggio di due lavoratori nell’Upper Trishuli 3A mostra entrambe le facce dell’infrastruttura: la galleria ha intrappolato le persone quando il portale è stato sepolto, ma uno spazio rimasto asciutto ha permesso loro di resistere per nove giorni. La prevenzione combina monitoraggio glaciale, allarmi a monte, ridondanza delle uscite e addestramento per ambienti confinati.